By Published On: 29 Aprile 2011Categories: Cultura e Sport

Lettere in redazione – Parmesani ha citato la storia. I partigiani uccisero mia zia

Angela Corbella

Gentile direttore,

approfitto dello spazio che vorrete dedicarmi sul vostro quotidiano che reputo innovativo e che trovo di più ampio respiro rispetto alla tradizionale stampa locale.

Vorrei portare a conoscenza dei lettori e porre all’attenzione di chi non sa come certi avvenimenti storici si sono in realtà svolti. Il sindaco di Casalpusterlengo, Flavio Parmesani, durante il suo tanto criticato e “polemicizzato” discorso per le celebrazioni del 25 aprile nel quale ha affermato che i partigiani si resero autori di tremendi crimini, non ha di certo detto il falso e di certo ha tutta la mia comprensione. Senza ideologie di parte ha semplicemente riportato la storia, fatti realmente accaduti che nulla hanno a che vedere con la guerra di liberazione, con la battaglia fra fazioni partigiane e fasciste, ma solo di violenze atroci contro civili. Contro donne. Stuprate e poi uccise.

Quindi, di cosa stiamo parlando? I morti sono morti, senza bandiere, senza schieramenti.

Io parlo con cognizione di causa: sono un nipote di Angela Corbella, che i partigiani (anzi per correttezza se vogliamo, che degli assassini) dopo averla scarcerata “perché indebitamente arrestata”, la violentarono e la uccisero a coltellate per poi abbandonarne il corpo in un fosso. Il mandante e gli esecutori? L’allora sindaco di Casale, Aldo Mirotti, capo incontestato della parte rossa e il suo seguito composto (come lo dimostrano i fatti) da persone che attuarono personali vendette uccidendo, oltre mia zia, un numero considerevole di persone. Per farla breve, tutto è testimoniato da un archivio con documenti e articoli di giornali dell’epoca (non certamente di parte), e chiunque ne voglia prendere conoscenza – comunisti radicali compresi – ne posso fornire delle copie in visione.

Quindi, chi ha inneggiato a bandiera rossa, scosso da chissà quale orgoglio di fatti tramandati e inculcati in maniera distorta sino ai giorni nostri, è ora che capisca e si rassegni a un passato triste dove i morti (civili) non hanno avuto niente a che vedere con la liberazione d’Italia.

E’ questa realtà che ci è stata consegnata dalla storia che dovrebbe essere un fondamento per l’unificazione! Eppure questo tipo di testimonianze infastidiscono ancora oggi, pensate in quegli anni! La tanto decantata democrazia infarcita di buonismo e perbenismo della sinistra è menzogna, ci sarebbero pagine e pagine da scrivere con chissà quale miriade di misfatti. Fatti e Cultura, non quello che per tale ci è stato propinato da allora e che incredibilmente “resiste” tutt’oggi.

Va da sé, mi sarà consentito, che io non posso e non voglio essere di sinistra, ma so riconoscere le atroci palesi barbarie commesse a quel tempo. Se il sindaco Parmesani volesse visionare il mio archivio, certo sarà confortato ancor di più su quello che giustamente ha pronunciato nel suo discorso e che dovrebbe essere accolto come Storia da tutti. Poi ognuno, in privato, oppure nella propria intimità, può festeggiare quello che gli pare, ma non allevare dei figli con false notizie sulla “storia” vera e che per nessun motivo deve venire falsata per mera convenienza.

N.B.: ho potuto constatare personalmente come le stesse “persone” (sarebbe meglio chiamarle in un altro modo), per poter fare i loro comodi (soprusi, vendette, ecc.), dieci giorni prima di indossare quella rossa di camicia, con estrema arroganza vestivano quella nera! Oppure è stato solo un conveniente cambio d’abito?

Pietro Peveralli

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