Di Pubblicato il: 9 Gennaio 2026Categorie: Attualità

Ue–Mercosur: Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza chiede garanzie su PAC, reddito e reciprocità

Il presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, Francesco Pacchiarini

(Milano, 8 gennaio 2026) – All’indomani delle recenti dichiarazioni della Commissione europea sul dossier UE–Mercosur, Confagricoltura Milano Lodi Monza e Brianza annuncia che il presidente Francesco Pacchiarini e i rappresentanti dell’organizzazione parteciperanno a Milano alla manifestazione nazionale “Agricoltori e cittadini uniti contro l’accordo Ue-Mercosur e la speculazione che uccide il lavoro e la salute”, indetta da Coapi (Coordinamento agricoltori e pescatori italiani). L’intervento richiama l’attenzione su alcuni nodi strutturali ancora irrisolti, che incidono direttamente sulla tenuta economica delle imprese agricole.

L’annuncio da parte dell’UE di nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali, a partire da un bacino potenziale di oltre 700 milioni di consumatori, può rappresentare, infatti, una prospettiva di crescita per l’agroalimentare europeo solo se accompagnato da garanzie concrete per chi produce. In assenza di tali condizioni, il rischio è che l’apertura commerciale si traduca in una pressione ulteriore su un settore già fortemente esposto all’aumento dei costi e alla compressione dei margini.

Confagricoltura Milano Lodi Monza e Brianza valuta positivamente l’attenzione dimostrata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dai commissari europei e dal Governo italiano, in particolare dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sul tema delle tutele per il Made in Italy e sulla necessità di rafforzare la reciprocità negli scambi. Tuttavia, resta centrale la questione delle risorse. La Politica agricola comune (PAC) non può essere messa in discussione né utilizzata come strumento di compensazione degli accordi commerciali. La PAC deve mantenere un bilancio solido, stabile e pienamente europeo. Qualsiasi ipotesi di riduzione o riorientamento delle risorse metterebbe ulteriormente in difficoltà un settore che già oggi rappresenta l’anello più debole della filiera agroalimentare.

Proprio la asimmetria di potere all’interno della filiera è uno degli elementi strutturali che alimentano il disagio nelle campagne: agli agricoltori vengono richiesti standard sempre più elevati, mentre i prezzi di vendita spesso non riflettono i costi reali di produzione. In questo contesto, l’ingresso sul mercato europeo di prodotti provenienti da Paesi che operano con regole diverse rischia di accentuare una concorrenza sleale non solo normativa, ma anche economica.

Le misure sulla reciprocità annunciate a livello europeo, pur nella giusta direzione, non appaiono ancora sufficienti. È indispensabile garantire che i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti agli agricoltori europei. A ciò deve affiancarsi un sistema di controlli doganali rigoroso ed efficace, capace di impedire l’ingresso di merci non conformi, incluse quelle ottenute con sostanze vietate nell’Unione europea.

In questo quadro, Confagricoltura Milano Lodi Monza e Brianza accoglie positivamente le aperture su una maggiore semplificazione normativa e sulla sospensione delle tariffe sui fertilizzanti previste dal CBAM, interventi che possono incidere in modo concreto sulla riduzione dei costi di produzione. Resta però irrisolto il nodo di fondo: senza reddito non può esserci né transizione ecologica né sicurezza alimentare.

«Il disagio che oggi emerge con forza dalle campagne nasce da una crisi strutturale di sostenibilità economica – dichiara Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza e Brianza -. Gli agricoltori operano all’interno di una filiera profondamente squilibrata, dove il valore si concentra a valle e i costi restano a monte. È inevitabile che questa tensione trovi espressione in forme diverse. Per questo motivo parteciperemo alla manifestazione contro l’accordo Mercosur, per ribadire che la politica deve riconoscere l’agricoltura come parte fragile del sistema e accompagnarla con politiche coerenti, stabili e di lungo periodo. Non possiamo chiedere agli agricoltori di sostenere transizioni, aperture commerciali e nuovi obblighi se vengono trattati come un semplice serbatoio di materie prime, senza un adeguato riconoscimento economico».