Di Pubblicato il: 7 Marzo 2012Categorie: Attualità

Testimonianze. “Come può un paziente essere invalido per l’Asl e non esserlo per l’Inps?”

In seguito al caso che abbiamo raccontato ieri dei signori Viola, che si sono visti purtroppo revocare l’assegno di invalidità del figlio 11enne, malato di diabete mellito, stanno arrivando in redazione altre segnalazioni di casi analoghi. Di situazioni un po’ paradossali in stile tutto italiano… La lettera qui di seguito è un’ulteriore testimonianza, nella speranza che si possa arrivare a fare un po’ di chiarezza.

Anche noi abbiamo avuto lo stesso problema evidenziato da questa famiglia. Il mio compagno percepiva dall’Inps un assegno poichè gli era stata ricosciuta un’invalidità all’80% per patologia cronica. Dal 2007 al 2011 si era sottoposto a sia al giudizio della commissione Asl, che aveva confermato tutto, sia alle varie revisioni presso la commissione Inps. Successivamente il mio compagno ha cominciato a soffrire di una forma di psoriasi diffusa che purtroppo, pur non essendo contemplata dall’Inps come malattia invalidante, ha comunque compromesso la sua qualità di vita. Nel 2011, quando si è presentato all’inps per l’ultima revisione, è stato visitato da una dottoressa che, vista la situazione grave della psoriasi in aggiunta alla patologia già esistente, ha detto che riteneva che ci fossero tutti i requisiti per continuare a parcepire l’assegno di invalidità.
Dopo circa un mese, nonostante il giudizio della dottoressa (che era un medico legale), abbiamo ricevuto dall’Inps una raccomandata in cui ci veniva comunicato che l’assegno era revocato perchè “non sussistono più i requisiti”, senza ulteriori spiegazioni. La cosa è veramente assurda, perchè al di là dell’aggravamento dovuto alla psoriasi, la patologia per la quale era stata riconosciuta l’invalidità non è cambiata e non cambierà mai e perciò non riusciamo a capire quali siano i requisiti che sono venuti a mancare. Naturalmente abbiamo fatto ricorso presso un patronato di nostra fiducia e abbiamo scoperto che i “tagli” alle pensioni di invalidità sono stati centinaia e a quanto pare sono stati applicati indiscriminatamente, senza fare i dovuti approfondimenti caso per caso. Praticamente l’Inps ha revocato le pensioni “in massa” e i singoli aventi diritto sono costretti a fare ricorso per poter sottoporre il loro caso ad un nuovo giudizio, ma intanto non percepiscono nulla e devono aspettare mesi e mesi prima che l’Inps comunichi ulteriori decisioni. E’ inaccettabile che una persona che ha una patologia cronica e che ha fatto tutte le cose in regola per vedersi riconosciuto un diritto, da un giorno all’altro si veda sottrarre questo diritto senza una spiegazione fondata. E la contraddizione più grande è che il giudizio dell’Inps è in netto contrasto con l’esito della commissione Asl. Come può un paziente essere invalido per la Asl e non essere più invalido per l’Inps? I due enti dovrebbero lavorare in sinergia, altrimenti a cosa serve sottoporsi alla commissione Asl se poi l’Inps non ne tiene conto?
Anche oggi è stata data la notizia di altri falsi invalidi scoperti a Palermo: la truffa era stata messa in atto con la complicità di un impiegato dell’Inps di Palermo che aveva immesso nei terminali dell’ente delle posizioni pensionistiche false.
I disonesti non sono solo i falsi invalidi ma anche e soprattutto i loro complici che operano all’interno del sistema. Per combattere questo fenomeno l’Inps dovrebbe fare indagini serie e approfondite al suo interno prima di togliere i diritti a chi è in regola.

Lettera firmata