Di Pubblicato il: 17 Febbraio 2012Categorie: Attualità

Terreni demaniali agricoli, Soldati (Pd): “Meglio in affitto che in proprietà”

Nel decreto legge sulle liberalizzazioni all’attenzione del Parlamento, oltre alla norma che il PD ha già commentato positivamente per quanto riguarda l’eliminazione degli incentivi agli impianti fotovoltaici a terra, per non “rubare” terreno all’attività agricola, vi sono altre due norme importanti.

La prima, all’articolo 62, precisa che gli accordi commerciali con la Grande Distribuzione vanno resi scritti e dettagliati e, soprattutto, indica l’obbligo di pagare entro 30 giorni i prodotti deperibili.

“E’ una norma importante – commenta Soldati, Segretario Provinciale Pd – che oltre a una maggiore trasparenza, offre un maggiore peso contrattuale al mondo agricolo e corregge il potere della grande distribuzione che in queste ore sta reagendo cocciutamente contro tale disposizione. Non sarebbe male se in un territorio agricolo come il nostro, la Provincia ed i Comuni si pronunciassero a favore di tale innovazione che riguarda il potere contrattuale di molte aziende agricole”.

La seconda, all’articolo 66 (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola), prevede la vendita dei terreni demaniali che possono essere usati per l’agricoltura, con l’obiettivo di privilegiare la ricomposizione fondiaria (ampliare cioè un fondo attiguo) e di distribuire tali terreni a giovani agricoltori.

“E’ una norma – continua Soldati – che avrebbe una maggiore efficacia se, anziché prevedere la vendita di tali terreni, li attribuisse in affitto, mantenendo il principio della ricomposizione fondiaria e il diritto di prelazione per i giovani agricoltori. Questo perché con l’affitto lo Stato incasserebbe ugualmente delle risorse, ma eviterebbe nel contempo che i grandi gruppi, alla continua ricerca di terra coltivabile, possano facilmente impossessarsi di tali proprietà”.

Nei giorni scorsi, inoltre, è giunta la notizia che la commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per la proroga, concessa dal Governo Berlusconi (e voluta da Bossi) a chi, sulle quote latte e dopo un lungo contenzioso, avrebbe dovuto pagare per gli “sforamenti” entro il 31 Dicembre 2010.

“Nel Lodigiano – conclude Soldati – la stragrande maggioranza degli agricoltori o lo era o si è messa in regola sulle quote latte, ma quel che emerge, anche in questo caso, è l’ennesima presa in giro della Lega. Se non si rispettano e ricercano regole comuni e si fanno proroghe di facciata, il risultato è solo quello di produrre divisioni nel mondo agricolo, per poi perseguire l’obiettivo, inutile e strumentale, di dire che la colpa è dell’Unione Europea”.