Lombardia per le donne: 400 euro al mese per non dover scegliere tra famiglia e lavoro

Milano, 5 marzo – In Lombardia il lavoro delle donne continua a scontrarsi con il peso dei carichi di cura familiari. Secondo elaborazioni su dati ISTAT e INPS, oltre una donna occupata su tre in regione lavora part-time e, in circa sei casi su dieci, si tratta di una scelta non volontaria ma legata alla necessità di seguire figli o familiari non autosufficienti.
Ancora più significativo il dato sulle uscite dal mercato del lavoro: ogni anno migliaia di donne lombarde lasciano l’occupazione dopo la maternità o per assistere un parente malato, con una quota femminile che supera l’80% delle dimissioni per motivi familiari.
È in questo contesto che Regione Lombardia lancia il bando “Lombardia per le donne”, che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, oltre ai servizi di supporto alla gestione amministrativa dei servizi di cura.
Ad annunciare la misura è l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi, in vista della Giornata internazionale della Donna.
Simona Tironi sottolinea: «Questo provvedimento nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala».
L’assessore Simona Tironi aggiunge: «Con “Lombardia per le donne” vogliamo rompere questo meccanismo silenzioso ma profondamente ingiusto, che impoverisce le famiglie e priva il sistema produttivo di competenze ed esperienza. Non è solo una misura di welfare, ma un investimento sulla dignità del lavoro femminile e sulla libertà di scelta. Una Regione moderna deve accompagnare le donne nei momenti più delicati della vita, perché senza servizi non c’è reale parità e senza parità non c’è sviluppo. Una donna che resta nel lavoro è una risorsa per sé stessa, per la propria famiglia e per l’intera comunità lombarda».
Il contributo è riservato alle donne residenti in Lombardia con ISEE ordinario fino a 50.000 euro e con carichi di cura, che abbiano avviato o ripreso un’attività lavorativa da non più di 180 giorni.
Possono presentare domanda:
-
lavoratrici dipendenti, anche part-time, con contratto di almeno sei mesi
-
libere professioniste, autonome o imprenditrici con partita IVA
-
donne che hanno trasformato il contratto da part-time a full-time negli ultimi sei mesi.
Rientrano tra le beneficiarie anche le donne che, pur lavorando da più tempo, abbiano avuto un figlio o una figlia, oppure un ingresso in famiglia per adozione o affido da meno di 12 mesi.
Possono accedere al contributo:
-
madri con figli minori fino a 14 anni, o fino a 18 anni in caso di disabilità
-
donne che assistono coniuge, convivente o parente convivente entro il secondo grado con disabilità riconosciuta.
Sono rimborsabili le spese documentate per servizi di:
-
baby-sitting
-
educazione
-
assistenza e cura
-
custodia temporanea (come centri estivi)
I servizi devono essere acquistati tramite:
-
contratti di lavoro regolari
-
Libretto famiglia INPS
-
agenzie o cooperative di servizi
-
abbonamenti o rette.
Le spese restano valide anche se il contratto è intestato a un altro componente del nucleo familiare, ad esempio il marito.
Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a: lombardia_donne@regione.lombardia.it.


