Di Pubblicato il: 17 Febbraio 2012Categorie: Attualità

Liberalizzazioni. UIL-A: “Incentivo fotovoltaico, speculazione che rovinerà il territorio”

Tra le liberalizzazioni del Governo Monti c’è anche l’incentivo per la messa in funzione d’impianti fotovoltaici al posto delle colture agricole. Una speculazione che rovinerà il nostro territorio. Il Decreto Legge del 20 gennaio 2012 n° 1, il cosiddetto “Decreto liberalizzazioni”, sembrerebbe rappresentare un primo passo positivo per avviare le tante richiamate e poco perseguite riforme strutturali per la crescita economica del nostro Paese.

Tale primo passo certamente non è risolutivo né determinante per un reale sviluppo della nostra economia – l’appellativo cresci-Italia ci pare eccessivamente ambizioso – ma introduce comunque alcuni accenni di cambiamento che, se non saranno soffocati sul nascere, appena prima della conversione in legge, possono delineare un orientamento positivo della nostra economia.

Sempre che esso, ovviamente, venga negli anni confermato e rafforzato. Riteniamo pertanto sia indispensabile estendere le misure di liberalizzazione a comparti decisivi sia per la crescita del Paese sia per le ripercussioni nei confronti dei cittadini. Basti pensare ai comparti finanziari in cui la concorrenza è in realtà solo sulla carta, mentre la prassi registra politiche di cartello che impediscono una vera concorrenzialità e che rendono i costi alti per i cittadini e impediscono che il sistema produttivo possa avere gli strumenti necessari a una vera stagione di crescita.

Nel merito del provvedimento, le principali criticità contenute nel suddetto Decreto Legge, per il comparto agroalimentare, si possono cogliere analizzando sinteticamente le disposizioni per il settore Energia/Ambiente riguardanti gli impianti fotovoltaici a terra, che così come formulate, rischiano di incidere negativamente nella nostra provincia. Mentre, in modo positivo va dato atto al Governo di aver saputo affrontare una delle cause fondamentali del ritardo del settore agroalimentare italiano: l’articolo 62 del decreto porterà ad una svolta epocale. La proposta di ridisegnare i contratti e le regole commerciali nel settore agroalimentare, introducendo regole certe e trasparenti, aiuterà gli agricoltori e le piccole e medie imprese alimentari ad uscire dall’angolo del possibile ricatto quotidiano. Ma soprattutto servirà a dare più trasparenza a un mondo finora opaco, fatto di mille intermediari ed anche a rendere maggiormente perseguibile l’obiettivo della tracciabilità del lavoro. Su questo articolo, diamo tutto il nostro appoggio al Governo.

Tornando alla criticità sul tema degli impianti fotovoltaici in ambito agricolo contenuto nell’articolo 65 del Decreto: con il blocco degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli inizierà con ogni probabilità la corsa agli impianti su serre, e la relativa speculazione. Tutto questo in relazione gli incentivi del conto energia equiparati a quelli dei pannelli fotovoltaici posti sugli edifici. In sintesi, senza limiti di potenza e con un livello ammissibile di ombreggiatura molto elevato (il 50%) potrebbe partire la corsa all’impianto su serra con il problema aggiuntivo che l’eccessiva quota di ombra non permetterebbe coltivazioni significative. Uno svantaggio economico comunque ben compensato dai nuovi generosi introiti del conto energia per questo tipo di applicazione. Già nel passato, perlomeno a livello locale, in molti abbiamo espresso parere favorevole sul blocco degli incentivi per impianti a terra, essendo più propensi a incentivare gli impianti nei tetti delle logistiche, affermando in ogni occasione che il boom di progetti presentati al GSE rischiava di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Tuttavia dobbiamo sottolineare che, in primis, la norma com’è stata concepita mette in discussione tutti gli investimenti degli impianti in corso sino a fine marzo, creando non poche difficoltà alle aziende di settore. Inoltre, l’articolo 65, si rivela critico non solo per l’eccessivo incentivo dato alle serre fotovoltaiche, ma anche perché eliminare del tutto una possibile integrazione al reddito delle sofferenti aziende agricole italiane con piccoli impianti fotovoltaici a terra, può risultare un errore.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere una corretta integrazione tra impianti energetici e agricoltura di qualità, mentre una norma del genere può solo favorire le speculazioni e aumentare i problemi ambientali, incentivando anche la creazione di nuove serre con scarsi effetti sulla produzione agricola e con conseguente aumento del consumo di plastiche che già oggi, in molti territori rappresenta un grave problema per lo smaltimento. Il provvedimento è ora al Senato per l’iter di approvazione – soffocato peraltro da oltre 2400 emendamenti presentati dai gruppi parlamentari – e sono già iniziate le molteplici iniziative di taxisti, farmacisti e di molti altri professionisti per indebolirne e svuotarne le misure, abbattendo la credibilità di un provvedimento che già appare, tranne qualche punto, più come un segnale di orientamento che una concreta iniziativa per la crescita del Paese. Non vogliamo schierarci per aumentare gli ostili al decreto, ma ci deve essere una pressione forte anche da parte delle organizzazioni sindacali tutte, le istituzioni, gli ambientalisti, attraverso i loro rappresentanti, sul tema degli impianti fotovoltaici su serre nei confronti del Governo, per la salvaguardia del territorio da questa nuova possibile speculazione, che indebolisce l’agricoltura e l’ambiente e nulla ha a che fare con le “Liberalizzazioni”.

Domenico Ossino

Segretario Provinciale UIL Agroalimentare di Lodi