Di Pubblicato il: 2 Luglio 2026Categorie: Attualità

Cereali, Confagricoltura lancia l’allarme: fino a mille euro di perdita per ettaro

(Milano, 1°luglio 2026) – Costi di produzione in forte aumento e quotazioni dei cereali in arretramento: è la “forbice” che sta mettendo in seria difficoltà la cerealicoltura del territorio di Milano, Lodi e Monza Brianza e, più in generale, dell’intera Lombardia. Confagricoltura interprovinciale lancia l’allarme sulla campagna cerealicola 2026, in un quadro che rischia di avere ripercussioni a catena su tutta l’agricoltura, dal comparto lattiero-caseario a quello suinicolo, fino alla risicoltura.

Secondo le rilevazioni ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) i costi di produzione sono cresciuti di circa il 12%, una stima che gli operatori giudicano prudenziale a fronte dell’impennata delle voci legate a energia, concimi e agrofarmaci. Sul fronte opposto, i listini dei cereali segnano il passo: il frumento tenero è sceso rispetto allo scorso anno, l’orzo sconta valutazioni iniziali inferiori ai 200 euro a tonnellata, ulteriormente penalizzate dalle variazioni del peso specifico, mentre il mais risente del clima torrido, della scarsità d’acqua per l’irrigazione e della concorrenza di prodotto estero. Con costi di produzione del mais che oscillano tra i 3.500 e i 4.000 euro a ettaro e quotazioni dei contratti a medio termine previste tra i 200 e i 220 euro a tonnellata, a fronte di una resa attesa attorno ai 110 quintali per ettaro, il conto è presto fatto: una perdita secca stimabile in circa 1.000 euro a ettaro.

«La situazione è critica e pesante: i costi energetici, dei concimi e degli agrofarmaci sono lievitati in maniera abnorme, mentre i nostri cereali valgono meno dell’anno scorso. Per il mais ci troviamo di fronte a una perdita secca di circa mille euro a ettaro: per le aziende cerealicole è un quadro insostenibile, che inevitabilmente si ripercuoterebbe su tutta l’agricoltura, già in difficoltà nel lattiero-caseario, nel suinicolo e nel riso», dichiara Carlo Baietta, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza.

Baietta richiama anche la responsabilità delle politiche di settore. «Dopo decenni di attività provo una delusione che non avrei mai pensato di avvertire, ma la mia repulsione verso la rassegnazione mi impone di chiedere alla politica soluzioni vere, concrete e strutturali, capaci di dare sostenibilità al comparto e di restituire una prospettiva di futuro. Misure come il premio accoppiato ai produttori di cereali (N.d.R.: sostegno della Politica agricola comune dell’Unione europea erogato in funzione degli ettari coltivati a una determinata coltura, pensato per sostenere i settori produttivi in difficoltà), di cui si parla da tempo, non hanno finora prodotto risultati concreti; le nuove tecniche di evoluzione assistita sono una strada promettente, ma richiederanno ancora anni prima di essere applicate in campo», sottolinea il presidente di sezione.

Sul nodo dei prezzi sottocosto, Baietta indica uno strumento già esistente: «Quando il mais viene venduto a prezzi che non coprono i costi di produzione, è necessario fare riferimento al decreto legislativo 198 del 2021 sulle pratiche commerciali sleali, che vieta espressamente l’acquisto di prodotti agricoli a valori palesemente inferiori ai costi di produzione». Il presidente di sezione invita inoltre alla cautela rispetto alla diffusione di grandi impianti fotovoltaici a terra promossi da operatori energetici: opportunità di reddito apparenti che, avverte, rischiano di tradursi in una consistente erosione di suolo agricolo.

A fare da cornice istituzionale all’allarme è il presidente di Confagricoltura, Francesco Pacchiarini: «Il grido d’allarme dei nostri cerealicoltori va ascoltato. Parliamo di imprese che presidiano il territorio, garantiscono produzioni strategiche e oggi si trovano schiacciate tra costi crescenti e mercati che non riconoscono il giusto valore al lavoro agricolo. Come Confagricoltura continueremo a chiedere a istituzioni e filiera misure strutturali, una concreta applicazione delle norme contro le pratiche sleali e una politica agricola che metta davvero al centro la redditività delle aziende. La tenuta della cerealicoltura è la tenuta dell’intero sistema agroalimentare lombardo».