Di Pubblicato il: 5 Dicembre 2011Categorie: Appuntamenti e Cultura

Un sabato esemplare dove vincono tutti: l’Amatori ed i tifosi

amatori valdagno Virdi

E’ stato un sabato pieno di timore, ma che si è concluso a meraviglia, quello hockeystico appena trascorso. Per due motivi: innanzitutto c’era tantissima attenzione mediatica per la sospensione del divieto alle trasferte accordato dal Prefetto Piantedosi (con una mossa “popolare” e rischiosa, per cui vanno fatti i complimenti) che ha dato ottimi frutti: in un Palacastellotti blindato e sotto stretta osservazione, il pubblico lodigiano e quello valdagnese hanno dato prova di grande maturità, nonostante il match sia stato giocato su toni agonistici accesi. Nessun incidente, nessun isterismo, nessun provocatore e tutti certi che se non si sgarra e si continua così. E la tanto acclamata “libertà di tifo” sarà presto realtà. Tutti noi siamo padroni del nostro destino. Lo sono i tifosi, con il loro comportamento esemplare, lo è la squadra di Marzella, che si sta “creando” un destino fino a due mesi fa inimmaginabile.

Nella storia lodigiana sono passati diversi “Amatori Lodi” competitivi e di alto livello: quello Campione d’Italia del 1981, con Fona e Rizzitelli, Fontana, Severgnini ed un giovane rampante Aldo Belli. Qualche anno dopo, nel 1987 ci quello capace di vincere la Coppa C.E.R.S. (e perdere la semifinale scudetto all’ultimo secondo dei play off, Chico Rodriguez docet, con il Novara). Quella squadra aveva nelle sue fila dei mostri come Jorge “Freddy Luz”, Miguel Rocha e Aldo Belli. C’è stato l’Amatori di Cupisti e dei Bertolucci, con Gonella e Belli prima, nel 1994, capace di vincere la Coppa delle Coppe. Poi, nel ‘96 con l’arrivo di Crudeli (ma anche della crisi economica), andò ad un passo da tutto.

Ebbene tutti queste squadre erano forti, storiche, che sono impresse nella memoria dei lodigiani. Ma non sono state capaci di fare ciò che sta facendo questo Amatori Lodi di Marzella. I giallorossi sono arrivati alla sedicesima vittoria consecutiva. Sette in campionato, otto in Coppa Italia, una in Eurolega, dove hanno inflitto al Vic la sua più pesante sconfitta in Europa. E sono state vittorie sonanti: battuto 4-1 il Viareggio, sconfitto due volte il Valdagno, rifilato due schiaffi agli amici bassanesi nella finale di Coppa Italia. Trofeo che ora luccica sulla magra e troppo impolverata bacheca giallorossa. Ed ora? Questi ragazzi non hanno intenzione di regalare niente a nessuno. Hanno fame. Fame di vittorie. Alberto Losi e Motaran, che hanno conosciuto anche l’onta della retrocessione, poi Sergio Festa, che ha girovagato l’Italia fin da ragazzino in cerca di gloria. E Montigel e Romero, che insieme hanno vissuto mille avventure. Una vita a lottare, una vita di sacrifici, di allenamenti, di lacrime e delusioni per molte sconfitte e poche gioie. Ma anche Bresciani, che ha un cuore grande così, Antezza e Platero, che in carriera hanno vinto, si, ma poco per ciò che realmente valgono. Ma anche Marzella, rimessosi in gioco in una pizza che definire bollente è poco. La più critica, la più osservatrice, la più loquace. Ma anche quella che, quando ama, lo fa con l’anima!

Ed ecco che il “record”, in senso stretto, non è nella loro mente, nella loro indole. Ma non si arriva a sedici vittorie consecutive, se non si è davvero forti. E non confondiamoci con i sedici “risultati utili consecutivi”, che magari comprendono qualche pareggio, qualche divisione della posta. No qui si parla di cannibali, di ragazzi che conoscono solo la vittoria e che sono mentalmente pronti a tutto. Ed allora fanno  ancor più sacrifici, sputano sangue per la causa e vogliono vincere. Perché vincere davanti ad un pubblico così è la cosa più appagante che possa dare uno sport come l’hockey a rotelle. Perché l’unica città con una statua del giocatore di hockey, è solo Lodi…

Paolo Virdi