Di Pubblicato il: 11 Marzo 2012Categorie: Attualità

Gli specialisti della Forestale di Lodi indagano su dei roghi nel mantovano

Dopo i roghi che nella tarda mattinata di venerdì hanno devastato un decimo della riserva naturale della  Vallazza, ora si indaga sulle cause e a farlo è il corpo Forestale dello Stato che ieri, assistito dalle Guardie Ecologiche Volontarie del Parco del Mincio – che hanno effettuato sopralluoghi e i trasbordi  in barca nella zona -,  ha visto impegnati dalla mattina al tardo pomeriggio  quattro agenti forestali del comando di Mantova e due esperti del Nucleo repertatori, arrivati da Lodi. L’attività investigativa coordinata dal comando di Mantova potrà essere coadiuvata a partire da lunedì dall’osservazione delle riprese video effettuate da alcune telecamere presenti e attive nella zona del polo chimico, puntate sull’area distrutta dall’incendio. Lo rivela il dott. Alberto Ricci, comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato. L’acquisizione delle registrazioni avverrà a partire dalla ripresa della settimana lavorativa.

Gli esperti arrivati da Lodi fanno parte del nucleo investigativo del Corpo Forestale dllo Stato e sono specializzati nella ricerca e nel recupero di indizi e prove sulle cause di incendi. Il nucleo è stato istituito ianche n Lombardia solo da alcuni anni. Il sopralluogo, reso impegnativo per la vastità dell’area e per la particolarità dell’ambiente, è finalizzato  alla ricerca degli inneschi che hanno provocato il divampare delle fiamme e quindi a confermare o escludere il dolo che, tuttavia, pare essere la causa più probabile del violento rogo domato ieri dai Vigili del Fuoco di Mantova e dall’elecottero della Protezione Civile della Regione Lombardia. Le fiamme potrebbero essere state accese raggiungendo l’area a bordo di una imbarcazione, questa è almeno fino ad ora l’ipotesi più accreditata.

Al momento resta l’enorme danno ambientale subito da un habitat che, nonostante conviva con un  sito inquinato d’importanza nazionale, è un piccolo paradiso ornitologico, distante da strade e aree urbane e proprio per questo ad elevata densità di biodiversità. Servirà ancora tempo per poter stendere un bilancio puntuale dei danni. Tuttavia, le prime stime indicano che il 20% del patrimonio arboreo della zona è risultato distrutto o gravemente danneggiato. Si tratta di alberi, anche di significative dimensioni, tipici delle zone umide: pioppi, salici, ontani.