Confagricoltura, perplessità sui provvedimenti Monti. Boselli: «Troppe tasse, recessione conclamata»
«La crisi che sta colpendo duramente l’Europa ed il nostro Paese deriva da numerosi fattori dei quali, dopo oltre 4 anni, i più celebrati economisti forniscono le più svariate motivazioni. Ricercarle è un esercizio che intendiamo lasciare ad altri. Da parte nostra occorre, invece, puntare l’attenzione su come il nostro Paese con il Governo Monti stia cercando gli strumenti per uscire da queste secche».
Lo rileva il presidente di Confagricoltura Milano, Lodi, Monza Brianza, Antonio Boselli (in foto), osservando come «i primi provvedimenti varati dal Governo hanno destato qualche perplessità in quanto, invece di ridurre la spesa con gli sprechi annessi attuando contemporaneamente una politica di sviluppo, hanno portato ad un aumento eccessivo della tassazione drenando ancora risorse da imprese e famiglie, con la conseguenza della ormai conclamata recessione».
Tra le categorie più colpite da questo inasprimento fiscale vi è sicuramente quella agricola dove si assiste ad una perdita di competitività sempre più evidente e marcata.
«Anche i comparti che nel corso dell’anno appena concluso hanno visto salire le quotazioni dei loro prodotti mostrano ragioni di scambio in continua contrazione, per effetto dei costi di produzione ormai fuori controllo e di costi amministrativi che – nonostante le dichiarazioni della Pubblica Amministrazione – rimangono eccessivamente elevati, anche a causa di una semplificazione burocratica avviata in maniera ancora non sufficiente» conferma il presidente di Confagricoltura.
«Caro carburante, caro concimi e caro sementi sono accompagnati da una stretta creditizia senza precedenti, con un sistema bancario che continua a non mutare il proprio atteggiamento di sfiducia verso le imprese» osserva Luigi Curti, direttore dell’organizzazione agricola.
In questo scenario a tinte fosche arriva ora l’Imu, la nuova imposta sugli immobili che aumenta anche del 400% la tassazione a carico delle aziende agricole. Confagricoltura è stata la prima organizzazione ad intervenire presso il Ministero competente dimostrando per ribadire «come questa scelta sia stata poco ponderata, tanto che – conti alla mano – si prevede un considerevole extragettito» ribadisce il direttore.
In questi giorni le azioni messe in campo, sia a livello locale che nazionale, hanno prodotto l’attenzione di Parlamento e Governo nei confronti delle esigenze emerse dal Settore Primario.
«In attesa di adeguate modifiche della norma, che consentano alle aziende agricole di fare la loro parte per aiutare il Paese ad uscire dalla crisi senza dover tuttavia chiudere i battenti, – prosegue il presidente Boselli – riteniamo doveroso portare l’attenzione di tutti su altre questioni che rischiano di pesare sul futuro delle nostre imprese».
«Chiediamo anzitutto al Governo ed al Parlamento di dare alle imprese agricole gli strumenti per poter ripartire e guardare al futuro con più fiducia. Dopo la medicina amara il malato deve ritornare in forma. Tra i primi provvedimenti da adottare si deve pensare ad una consistente diminuzione dell’onere burocratico che blocca come in un pantano qualsiasi attività di impresa e frena la voglia di investire. Un’altra necessità è quella di rendere il costo dell’energia delle nostre imprese uguale a quello dei nostri competitori stranieri, decisamente più basso.
Si deve, inoltre, ripensare ad una politica del lavoro che possa rendere più moderna la contrattazione e riduca il costo degli oneri sul lavoro.
Bisogna, poi, intervenire sul sistema bancario affinchè gli istituti di credito tornino a dare fiducia al mondo produttivo, diventando alleati delle imprese verso una fase di sviluppo economico.
Primario è anche il rilancio del ruolo della ricerca, uscendo dall’oscurantismo scientifico che certa politica demagogica ha sin qui avuto nei confronti delle novità.
Occorre, ancora, che i nostri prodotti siano tutelati a livello comunitario, ben diversamente da quanto fatto con l’ultimo accordo sottoscritto col Marocco; in particolare, si tratta di attuare una politica che favorisca l’internazionalizzazione delle nostre aziende e che consenta di esportare la nostra eccellenza in tutto il mondo” ribadisce il presidente di Confagricoltura.
Infine, è necessario prevedere anche un intervento per riequilibrare i rapporti nella filiera; in questo senso riteniamo un segnale importante l’introduzione delle norme previste dall’articolo 62 del decreto sulle liberalizzazioni che riguardano i contratti in forma scritta ed i termini di pagamento.»


