Di Pubblicato il: 6 Febbraio 2012Categorie: Attualità

Lettere al Direttore – Un sogno nel cass(on)etto

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Un sogno nel cass(on)etto – Perché non fare delle discariche abusive dei luoghi di produzione creativa?

Leggere del degrado ambientale, e vedere tutti i giorni, in foto e con i miei occhi, immagini di abbandono selvaggio d’immondizia, inerti, mobili, ha fatto nascere in me un’idea. Si tratta di un progetto che coinvolge le associazioni non lucrative, che si occupano di temi sociali, con il contributo del Comune di Lodi, della Provincia e tutti gli enti e imprese private che vorranno parteciparvi, al fine di migliorare l’ambiente in cui viviamo. Si tratta di coinvolgere le associazioni a impegnarsi nelle attività di riciclaggio, recupero e distribuzione di materiale regalato o trovato in strada per realizzare un vero e proprio laboratorio. Tali materiali sarebbero poi lavorati e trasformati, con la creatività di artisti, progettisti e artigiani, in mobili per arredamento o in opere d’arte. Attraverso il materiale inutilizzato, i giovani volontari delle associazioni e i cittadini che vorranno prendere parte al progetto, avranno la possibilità di modellare ciò che apparentemente è stato buttato, ridandogli nuova vita. Il processo creativo dal materiale di rifiuto si svolge in maniera differente rispetto alla creazione dal nulla. Conseguentemente, favorisce l’utilizzo della creatività in maniera diversa, spesso più irrazionale, permettendo anche a chi si definisce negato per ogni lavoro artistico, la possibilità di mettere in moto il processo creativo. L’utilizzo della metafora del “sogno nel cass(on)etto” la intendo proprio in questo senso: come la possibilità e l’apprendimento della realizzazione di sé, proprio là nel luogo in cui le cose, ma anche le idee e le emozioni sono gettate. Una sorta di spazio vuoto, un caos, in cui è il caso che dà la forma. Non si tratta, infatti, di cercare materiali di recupero in posti particolari o scarti di fabbricazione, ma semplicemente di cogliere le opportunità che offre ciò che ci circonda, addirittura ciò che non vorremmo che ci circondasse: la città diventa un grande magazzino, di proprietà di tutti, che produce frutti a disposizione di chiunque. Dal rifiuto, nascono le idee, si acquisiscono capacità e saperi e si coltiva il piacere di trovare, e accettare ciò che è donato. Inoltre, ci si accorge degli sprechi della società odierna e si crea una coscienza ecologica, imparando ad apprezzare l’ambiente e a condividerlo. Un’arte non effimera dunque, ma un processo di realizzazione ed espressione che ha forti connotati civici, ecologici e sociali. Si potrà inizialmente di farsi aiutare da artisti locali e perché no anche internazionali. La Scuola D’Arte Bergognone, potrebbe essere l’associazione capofila per far partire questo sogno. La Bergognone, del resto, ha esperienze specifiche in merito al riutilizzo e trasformazione di vari materiali di scarto. I suoi artisti potrebbero lavorare a fianco delle altre associazioni, dei giovani e degli anziani mostrando e condividendo capacità e creando insieme. Questa idea sicuramente contribuirà per ottenere risparmi da parte degli enti preposti al buon decoro dell’ambiente, ad aumentare il coinvolgimento sociale, oltre ad offrire alla comunità una città più vivibile e meno sporca. Sperando, ovviamente, che chi impunemente continua a creare discariche abusive in ogni luogo, un giorno o l’altro smetta di farlo. 

Domenico Ossino