Di Pubblicato il: 3 Novembre 2011Categorie: Attualità

Lettere al Direttore – ALLUVIONI, Ossino: «dimostrazione d’incuria in cui è lasciato il Paese»

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L’alluvione di pochi giorni fa in Liguria e Toscana, ha riportato alla mente di molti del nostro territorio l’ultima alluvione del 2002. Nel nostro “io”, abbiamo espresso la più sentita solidarietà all’intera Comunità colpita, per la tremenda sciagura subita, e l’augurio di avere la forza ed il coraggio che occorrono in queste circostanze. Questi ennesimi disastri mi portano ad alcuni “spunti di riflessione” sul rischio idrogeologico in Italia, e sulle cause che lo determinano. Cause che non sempre sono naturali.

In Italia, sono 1.260.000 gli edifici costruiti in zone a “ad alto rischio – bollino rosso -” per frane e alluvioni, di cui 6000 scuole e 531 ospedali. Ben 6 milioni della popolazione italiana vive in aree a rischio idrogeologico con una situazione allarmante soprattutto nelle grandi città. Nonostante questo, in decenni di emergenze ambientali poco o nulla si è fatto in termini di prevenzione. Al contrario, ci si è limitati a tamponare i danni, spendendo nell’arco di 67 anni circa 213 miliardi di euro. Nonostante ciò, in Italia non c’è ancora una legge per il governo del territorio. I danni provocati dall’ondata di maltempo, che ha colpito l’Italia in ottobre, soprattutto in Toscana e Liguria, sono un’ennesima dimostrazione dello stato d’incuria in cui è lasciato il nostro Paese: il punto è che si sono spese cifre enormi solo per tamponare le catastrofi, ma si è speso “zero” per prevenirle.

Dal 1944 a oggi in Italia, infatti, sono stati spesi più di 213 miliardi di euro per danni da dissesto idrogeologico e terremoti, di cui ben 27 solo dal 1996 al 2008. Per rimanere in perenne “emergenza”, deve molto far riflettere il fatto, che in Agenda del Governo sono previsti nuovi tagli al ministero dell’Ambiente che sicuramente avranno un effetto devastante su un territorio già abbandonato a se stesso. Ricordate a Lodi quando si scriveva della delocalizzazione degli immobili? La legge già lo prevede, ma non è mai stata applicata: demolire gli edifici nelle zone a rischio, dove possibile, per rilocarli in aree più sicure. Un’operazione dai costi minori rispetto alla messa in sicurezza di ogni singola area, considerando che sono 29.500 i chilometri quadrati del territorio italiano considerati a elevato rischio idrogeologico. La messa in sicurezza del territorio deve necessariamente partire. Ad esempio le grandi città: sono le prime a bloccarsi in caso di alluvione o nubifragi (Roma pochi giorni fa). Bisogna ripensarne il modello.

A Lodi, la sera del 26 novembre di 9 anni fa, cosa successe nel quartiere Pratello? A causa del rigurgito della fognatura, prima dell’arrivo dell’acqua del fiume Adda, fu sommerso dalle acque fognarie. Da interventi sul sistema fognario e ripristino dei vecchi canali di scolo per far fluire le acque è necessario iniziare nelle città e paesi a rischio. A Lodi, importanti interventi in questa ottica sono stati fatti. In varie città infatti i canali non ci sono più perché ci si è edificato sopra. Questo è un problema: con la scomparsa delle aree verdi nelle città, infatti, le acque non possono più infiltrarsi nel terreno ma solo scorrere in superficie, e se non c’è un adeguato sistema di smaltimento, i problemi sono enormi. Ma ancora tanti sarebbero gli interventi necessari, a partire anche da una attenta manutenzione ordinaria dei fiumi, oggi del tutto assente. Ovviamente, su tutto, resta il problema dei finanziamenti. Secondo una stima del Ministero per l’Ambiente per una manutenzione dell’intero territorio italiano sarebbero necessari almeno 30-40 miliardi di euro. Pur tenendo conto del momento attuale di crisi, da qualche parte bisognerà partire per la messa in sicurezza del territorio, a seconda del maggiore grado di rischio. Senza dimenticare, che investire in prevenzione significa anche creare lavoro. La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme.

La sistemazione idrogeologica del territorio, negli Usa post ’29 – la grande crisi americana del secolo scorso -, non fu un costo, ma una grande risorsa, che diede lavoro a 300.000 disoccupati, ed è risaputo che il Presidente di allora, Roosvelt, non era certo un ambientalista. Non siete d’accordo che con la crisi attuale, si potrebbero recuperare moltissimi posti di lavoro persi, a salvaguardia di noi tutti e del territorio? Concludo con le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, pronunciate in occasione dell’alluvione in Liguria e Toscana, appena avvenuta: «no a sgradevoli polemiche sulla tragedia, bisogna attuare subito il piano antidissesto idrogeologico». «Ciò che è accaduto è l’ennesima, e temiamo non ultima, conseguenza di una condizione di dissesto del territorio».

Domenico Ossino

(Foto Archivio Lodinotizie, piena dell’Adda nel 2002 ©)