Di Pubblicato il: 7 Luglio 2025Categorie: Attualità

Robot nel riso: a Valera Fratta Cascina Casone entra nel futuro con “Moondino”

(Valera Fratta, 7 luglio 2025) – Nelle campagne lodigiane, la tecnologia incontra l’agricoltura biologica. Alla Cascina Casone di Valera Fratta, guidata da Giovanni e Lorenzo Sangalli, associati a Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, è entrato in funzione “Moondino”, un robot da 250 kg per la sarchiatura del riso, alimentato esclusivamente a energia solare. Progettato dall’azienda Arvatec, questo prototipo promette di rivoluzionare la gestione delle infestanti in risaia.

 «Abbiamo introdotto in azienda un robot, tra i pochissimi in Italia, autonomo, comandato via satellite e da remoto con cellulare, che si ricarica con pannelli solari e utilizza l’energia accumulata nei momenti in cui non c’è irraggiamento. L’obiettivo è che, in futuro, possa lavorare in modo continuo, giorno e notte, senza mai fermarsi», racconta Giovanni Sangalli.

Moondino è stato progettato ad hoc per operare su interfila da 36 cm, la stessa adottata dalla cascina da quando, quindici anni fa, ha convertito a biologico i suoi 140 ettari. Il robot lavora due file alla volta: le sue ruote in ferro sono dotate di lame che, sfruttando acqua e fango, recidono le radici delle infestanti. L’acqua torbida che ne risulta impedisce alla luce di penetrare, limitando fortemente la crescita delle malerbe.

Uno degli aspetti più interessanti è la capacità del robot di muoversi nel campo limitando i danni alle colture. «Alla testata del campo il robot non gira su sé stesso, ma si sposta saltando due file, arrivando a non calpestare mai la stessa linea», spiega l’imprenditore. Inoltre, grazie alla mappatura digitale dei terreni, già presente in azienda, è stato possibile trasmettere i dati di navigazione con immediatezza. «È un prototipo, con difetti ancora da risolvere, ma in un’ottica futura può diventare un supporto concreto per l’agricoltura biologica», dichiara.

Moondino è stato ideato e brevettato da Paolo Ferraris, agricoltore del Vercellese. In collaborazione con Silvano Tasso, ha creato la società Eco Process & Solutions che ne detiene il brevetto. Il progetto è stato poi acquisito e sviluppato da Arvatec, che ne detiene il brevetto. L’azienda è specializzata in meccatronica applicata all’agricoltura. Il robot si potrà vedere in azione martedì 8 luglio, dalle 17:00, in occasione di una dimostrazione in campo, con partecipazione libera.

 Cascina Casone coltiva circa 80 ettari a riso, con rotazioni annuali sui restanti terreni, una scelta strategica per preservare la fertilità del suolo e garantire diversificazione. Tutta la produzione risicola è destinata al mercato svizzero, a conferma del posizionamento su filiere biologiche di alta qualità.

L’azienda è prossima a testare anche sistemi di fertilizzazione aerea tramite droni, che consentirebbero interventi mirati senza impatto sul suolo. «Crediamo molto nelle potenzialità dei droni – sottolinea Sangalli – sono precisi, non danneggiano i campi e possono trasportare fino a 150 kg di prodotto. L’unico ostacolo oggi è normativo: in Italia serve una patente e i piloti abilitati sono ancora pochi».

Un altro fronte su cui l’azienda ha scelto di investire è l’allevamento. Alla Cascina Casone viene allevato un nucleo selezionato di circa cinquanta fattrici di razza Aberdeen Angus, destinate esclusivamente al miglioramento genetico nella linea vacca-vitello e alle nuove metodologie di agricoltura rigenerativa sperimentate in azienda. Ogni animale è dotato di doppio pedigree: uno italiano (ANACLI) e uno irlandese, registrato presso l’Irish Aberdeen Angus Association. Queste certificazioni permettono di eseguire test approfonditi per determinare gli Expected Breeding Values (EBV) e gli EPD (Expected progeny data), garantendo la massima qualità e trasparenza nella selezione.

L’innovazione passa anche attraverso le nuove generazioni: Lorenzo, figlio di Giovanni Sangalli, è da un anno in Australia dove collabora con una grande azienda agricola in New South Wales in cui si gestiscono circa 9.000 ettari con circa 6.000 capi Angus allevati in regime d’agricoltura rigenerativa. «Un’esperienza formativa straordinaria – afferma Sangalli – che gli permette di confrontarsi con sistemi produttivi avanzati e portare nuove idee anche nella nostra realtà».