Attualità

Un lodigiano a Hell’s Kitchen. Rudy porta la Bassa nella cucina di Cracco

“Sanguigno”. Rudy Tagliafierro si definisce così: “amante dei sapori forti” e “dei piatti di sostanza”. Uno “chef nostrano”, affezionato alla “cucina casereccia” che ripropone con una “mentalità 2.0”. Ma dai fornelli del suo ristorante, il Bollicine di San Fiorano, paese della Provincia di Lodi che sorge nella “Bassa”, Rudy passa ora ad indossare i grembiuli della nota trasmissione tv Hell’s kitchen, programma iniziato martedì 6 novembre, in prima serata, su Sky Uno. Una partecipazione nata per caso. “Una sera ero seduto nel mio locale insieme ad alcuni amici – racconta Tagliafierro -, e, scherzando un po’, si è deciso di inviare il modulo per partecipare al programma: in seguito sono stato contattato”. Per Rudy Tagliafierro però Hell’s Kitchen non è soltanto un’occasione per promuovere se stesso, ma rappresenta un’opportunità per accendere i riflettori sul proprio territorio, la “Bassa”: terra di frontiera, dove le eccellenze agroalimentari non possono più restare in trincea. Rudy, quindi, sarà “ambasciatore” di un preciso territorio che si sta preparando a promuovere se stesso.

DI CHE PASTA E’ FATTO RUDY: LE MATERIE PRIME

Dalla mamma, calabrese, lo chef lodigiano ha ereditato il carattere forte e il gusto senza compromessi delle pietanze. Dal papà, originario della Costiera Amalfitana, il ristoratore ha fatto suo lo spirito imprenditoriale. Nato a Rho, nel Milanese, 39 anni fa, è nella Bassa, terra a vocazione agricola, che Rudy Tagliafierro è cresciuto, coltivando quel suo approccio popolare e schietto. Quello di chi <<ama stare fra la gente e scherzare>>. Quello di Rudy il “duro”: spalle larghe, braccia completamente tatuate, abbronzatura invernale e sguardo che non si abbassa mai. Nella Basso Lodigiano però ha conosciuto anche la fatica e il rischio d’impresa, proprio di chi lavora nella ristorazione e spesso 14 ore al giorno filate per portare avanti cucina e sala.

TAGLIAFIERRO CONTRO I FOOD BLOGGER

“Oggi invece si dà più peso a gente come i food blogger che sanno a stento cucinare, ma fanno belle fotografie ai piatti –persone che non conoscono il sacrificio che sta dietro ad un mestiere come il nostro – affonda Rudy -: è chiaro che l’occhio debba essere appagato, ma ci vuole la sostanza nei piatti”. Ed ecco subito servito Tagliafierro il “sanguigno”: quello che ama i sapori forti, compresi rognone e interiora. Ma le parole di Rudy in realtà sono quelle di chi si è fatto strada da sé.

LA GAVETTA DI CHEF RUDY – “Mio padre, negli anni Ottanta-Novanta, aveva una pizzeria, il Park Club di Codogno, e io avevo solo 11 anni, quando ho imparato a fare le pizze”, racconta Tagliafierro che, come prime esperienze, ha gestito proprio delle pizzerie: prima a Codogno, poi a Fombio, in seguito a Piacenza e infine a San Fiorano: qui, Rudy ha condotto la pizzeria-ristorante “Divine Follie”. “Col tempo ho deciso di adeguarmi, di stare al passo con i tempi, volevo alzare il fatturato, fare l’upgrade – prosegue -, quindi ho rinnovato i locali e nel 2013 ho aperto quello che ancora oggi si chiama Bollicine, concentrandomi sulla ristorazione e sulla proposta del pre dinner e dell’after dinner (in particolare d’estate, sfruttando lo spazio esterno, bordo piscina); c’è un’età per tutto – sottolinea – e c’è un momento in cui bisogna decidere se continuare a fare il ragazzo sbruffone o crescere: io ho scelto di andare avanti, di mettermi in gioco e diventare un uomo”. Da autodidatta della cucina, lo chef lodigiano non si è mai sottratto neppure alla formazione: “Ho investito su di me, frequentando master class per perfezionare le mie lacune che erano tecniche”.

Ma come un “ritorno alle origini”, Rudy ha avviato da qualche tempo anche un progetto dedicato ai bambini dai 5 ai 9 anni: “Insieme a un’amica, organizzo al Bollicine dei laboratori di cucina dedicato ai più piccoli, in cui si preparano biscotti per esempio”. Un’esperienza che fa tornare alla mente quando da bambino, osservando sua mamma cucinare, Rudy cercava di apprendere i segreti della cucina.


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