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Suinicolo e florovivaistico, è stato di crisi

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Stato di crisi per il suinicolo. E’ la richiesta formulata dal presidente Roberto Formigoni e dall’assessore all’Agricoltura Giulio De Capitani in una lettera congiunta inviata al ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan. Formigoni e De Capitani portano all’attenzione del Governo le legittime preoccupazioni del sistema agricolo lombardo per la condizione in cui versano gli imprenditori suinicoli, che non esitano a definire “insostenibile”. Il settore suinicolo è stato letteralmente messo in ginocchio da prezzi cedenti, stabilmente al di sotto della soglia di redditività aziendale e da costi crescenti del mercato dei cereali. La liquidità delle imprese è ormai agli sgoccioli e senza possibilità di nuovi accessi al credito. I volumi di carne suina importata dall’estero frenano ogni possibilità di ripresa del mercato regionale e nazionale. Le misure adottate dall’Unione europea, come gli aiuti allo stoccaggio delle eccedenze nei centri di raccolta, non sono sufficienti. Per questo viene chiesta al ministro Galan una sua valutazione, con la certezza dell’attenzione e della considerazione del ministro e del Governo per un settore che certamente è radicato nella Pianura padana, e in particolare in Lombardia, ma che è strategico per tutto il sistema agricolo e alimentare nazionale.

La situazione in generale – Oltre 1300 aziende in meno nell’arco di due anni, ma un aumento di quasi il 2 per cento per quanto riguarda la produzione: sono i dati più significativi dell’agricoltura in Lombardia. Fotografano una situazione che, come sempre, presenta aspetti positivi e negativi. A trascinare la ripresa, soprattutto nel 2010, sono stati cereali e latte; le oltre 50 mila aziende attive nel settore primario producono da sole il 40 per cento del latte italiano, con il dominio pressoché incontrastato anche per il mais, al 32 per cento della produzione nazionale. Per quanto concerne “l’oro bianco” la tendenza positiva non riguarda ancora il prezzo conferito agli allevatori. Come noto, Assolatte non ha sottoscritto alcun accordo con le organizzazioni di categoria, lasciando che il prezzo oscilli tra i 45 centesimi al litro per il latte destinato al Grana Padano ed i 38 centesimi per quello destinato al consumo immediato. Se si parla di suini e di florovivaisti la situazione è ancora più critica. Gli allevatori stanno pensando di abbandonare la filiera del Prosciutto di Parma, mentre i florovivaisti hanno chiesto ufficialmente lo stato di crisi per l’intero settore.