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Se le introvabili mascherine fossero rimaste in Italia, forse avremmo risparmiato molte vite di medici e infermieri

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Spedite il 14 febbraio 2 tonnellate tra mascherine e tute protettive dalla cooperazione italiana

“Apprendiamo con sdegno dell’alto numero di contagiati da coronavirus Covid-19 tra il personale sanitario e con dolore di molti medici, ‘morti sul lavoro’, per aver contratto l’infezione in prima linea, spesso privi delle adeguate protezioni, tra cui le introvabili mascherine che la burocrazia italiana fatica a far pervenire alle persone più esposte”.

Lo dichiara il presidente di AssoTutela che spiega:“venerdì 14 febbraio è partito dalla base di pronto intervento Unhrd delle Nazioni Unite di Brindisi un volo per Pechino, organizzato dal ministero degli PAffari Esteri e dalla cooperazione internazionale, con un carico prezioso: 18 tonnellate di mascherine e tute di contenimento, per affrontare l’emergenza sanitaria in Cina nelle aree più colpite dal Coronavirus Covid-19.

L’operazione, secondo il ministero degli Esteri, si inquadra nei rapporti di cooperazione internazionale ma ciò che non comprendiamo è il tempismo dell’invio di materiale. Il 31 gennaio 2020 il governo italiano dichiarò ‘lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili’, provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale il giorno dopo. Assistiamo in questi giorni al grido di dolore di medici di famiglia, farmacisti, operatori di Asl e ospedali di tutta Italia – accusa Maritato – abbandonati dalle istituzioni e privati dei dispositivi di protezione basilari. Se le introvabili mascherine, invece di finire in Cina in periodo di emergenza dichiarata, fossero rimaste in Italia, forse avremmo risparmiato molte vite dei nostri medici e infermieri. Ė tardiva, purtroppo, la cortesia restituita da Pechino nei nostri confronti, avremmo preferito avere il materiale a nostra disposizione in tempo utile per evitare la strage dei nostri sanitari”, chiosa il presidente.

Roma, 26 marzo 2020