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Riso, Garbelli: Servono più accertamenti alle frontiere per l’ondata incontrollata importazioni da Cambogia e Myanmar

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Il presidente della Federazione regionale risicola denuncia l’invasione del prodotto asiatico che potrebbe causare il collasso dell’economia risicola nazionale. Fulco Gallarati Scotti (Sezione economica riso di Pavia): “Fino a quando l’Ue non metterà al centro i risicoltori partiremo sempre sconfitti di fronte ad ogni accordo commerciale con gli altri stati extraeuropei”.

La clasuola di salvaguardia sulle importazioni di riso di tipo “Indica” derivante dai paesi del dal Sud Est Asiatico, introdotta sei mesi fa, non sta aiutando le economie nazionali dell’Europa risicola che ora subiscono l’ondata a dazio zero della cosidetta tipologia “Japonica”: un vero escamotage per raggirare la clausola stessa. “Questo tipo di riso rappresenta il 75% della produzione totale a livello europeo – ha affermato Antonio Garbelli, presidente della Federazione regionale risicola – e come dimostrano i dati della Commissione europea dall’inizio della campagna, fino al 31 marzo 2019, l’Unione europea ha importato dal Myanmar 22.755 tonnellate di riso lavorato Japonica, il 54% delle quali rappresentate da riso Lungo A, mentre nel solo mese di aprile le importazioni hanno riguardato ben 11.261 tonnellate: ciò significa un aumento delle importazioni del 149% in pochi mesi e ciò è davvero inostenibile”.

Servi quindi un cambio di rotta immediato da parte della Commissione europea, l’unico organismo che può difendere la sopravvivenza dei nostri produttori di riso: “Chiediamo un rapido intervento a Bruxelles per controllare frontiere e porti – ha concluso Antonio Garbelli -, senza aspettare gli oltre 24 mesi di stallo che sono trascorsi prima di ottenere la clausola di salvaguardia per il riso di tipo Indica e verificando con attenzione che non siano messe in pratica possibili triangolazioni”.

Secondo il presidente della Sezione economica riso di Pavia, Fulco Gallarati Scotti, la questione centrale è capire se “l’Europa voglia o meno mettere al centro della tutela agroalimentare anche la risicoltura. Se non ci viene dimostrata una volontà di affermare la dignità di questa coltura, partiremo sempre sconfitti in quanto non è possibile contenere le importazioni dall’estero – ha concluso Gallarati Scotti – :siamo troppo piccoli per controllare ed in seguito opporci ai numerosi accordi commerciali che ogni anno vengono stipulati tra gli stati. Il riso italiano è un prodotto fondamentale della nostra alimentazione, ma con la lentezza degli interventi europei sarà molto complesso mantenerlo in vita”.