Home Arte & Cultura Riapre i battenti il museo Paolo Gorini

Riapre i battenti il museo Paolo Gorini

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Dopo quasi un anno di chiusura al pubblico, la Collezione Anatomica Paolo Gorini ha riaperto le porte al pubblico. Rinnovata negli ambienti e accresciuta nel numero dei reperti esposti, la Collezione si avvia così ad acquisire una sempre maggiore rilevanza museale e culturale. Benché la completa riqualificazione della Collezione non si possa ancora dire del tutto conclusa (ma i progetti di sviluppo sono già pianificate e prossimi alla concreta realizzazione) la cerimonia inaugurale ha voluto simboleggiare la “restituzione” a Lodi, ai suoi cittadini e all’attenzione di tutti gli altri interessati i preparati dello studioso, la loro storia e i numerosi e importanti intrecci fra questi e i nuovi reperti. Paolo Gorini (1813-1881), soprannominato in vita “il mago” dai suoi concittadini, intimoriti dai febbrili tentativi perpetrati dallo scienziato per ridurre la carne in pietra, meravigliati dalle scintille sprigionate dai vulcani artificiali con cui lo studioso sosteneva il plutonismo in geologia e, all’unisono, affezionati alla sua figura bonaria, non ha bisogno di particolari presentazioni. Non soltanto a Gorini sono stati dedicati, negli ultimi cinquanta anni, studi e ricerche di sicuro valore scientifico, ma pure se ne è ampiamente restituita l’immagine aneddotica senza tradirne per questo la storicità. Sarà, forse, per i suoi preparati anatomici, talvolta sorprendenti, per il suo carattere indomito e testardo, per la sua vicinanza all’ambiente risorgimentale e ai protagonisti meglio noti del percorso che condusse l’Italia ad una sofferta unificazione, o forse, ancora, per i suoi forti legami con l’ambiente della Milano scapigliata e con quello del Politecnico di Cattaneo, fatto sta che Paolo Gorini, ancora oggi, rappresenta in pieno l’immagine dello scienziato ottocentesco, dell’intellettuale scientifico sospeso fra le numerose eco di un Illuminismo trascorso ma ancora nell’aria, l’avvento del Positivismo e lo spirito profondo di un Romanticismo di marca lombarda, che non mancava di annoverare nell’abisso del Sublime certo scientismo.