Attualità

Punto Nascita Codogno. Pravettoni: «Da assessore rassicurazioni». Baffi: «Mancata una programmazione a medio e lungo termine»

Milano, 12 giugno. Discussa oggi in Consiglio Regionale l’interrogazione congiunta rivolta all’Assessore Gallera relativa al futuro del Punto Nascita di Codogno.

«L’Assessore al Welfare – spiega il consigliere lodigiano Selene Pravettoni – ha spiegato che Regione Lombardia farà tutto il possibile per assicurare la presa in carico delle future mamme lungo tutto il percorso della gravidanza, per affrontare la situazione in piena sicurezza. Auspico che la situazione si possa definitivamente risolvere in modo positivo, pur nella consapevolezza che la carenza di medici specializzati in ginecologia e ostetricia è una criticità riscontrata su tutto il territorio nazionale».

La consigliera regionale del Pd Patrizia Baffi ha invece replicato, oggi in Consiglio regionale, all’assessore: «È dal 6 aprile che la sento dire tutto e il contrario di tutto – ha detto Baffi a Gallera in Aula –, la verità è che è mancata una programmazione a medio e lungo termine, ed è responsabilità della Regione. Il 10 di aprile, attraverso la stampa, l’assessore comunicava che la chiusura sarebbe stata momentanea e che si sarebbe adoperato per recuperare personale da altre strutture lombarde per riaprire prima possibile. Poi, il 26 di aprile, durante la visita all’ospedale, dichiarava che i tempi per la riapertura sarebbero stati più lunghi ma che, nel frattempo, sarebbero stati garantiti il Pronto soccorso pediatrico e l’ostetrica 24 ore al giorno ai fini della sicurezza del trasferimento della partoriente da Codogno a Lodi. Al contrario, il pronto soccorso pediatrico veniva chiuso il 3 maggio in via definitiva e a Codogno oggi rimane solo un’ambulanza non attrezzata. Le donne della parte sud della provincia di Lodi partoriscono a Piacenza, fuori regione. La politica in campo sanitario non può navigare a vista, occorre un progetto complessivo sui punti nascita di tutto il territorio lombardo, alla luce della carenza di personale medico, della diminuzione dei parti e dell’insostenibilità del modello sanitario pensato trent’anni fa. Una programmazione complessiva permetterebbe maggiore chiarezza anche verso i cittadini.»


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