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Nutrie, 84.000 esemplari catturati. Boneschi: «Il piano provinciale funziona»

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“Quello delle nutrie continua ad essere un problema serio per gli agricoltori,  naturalmente non solo lodigiani. Ma il piano provinciale sta funzionando e i numeri lo dimostrano: negli ultimi 4 anni e mezzo sono più di 80mila gli esemplari catturati e nei primi sei mesi del 2011 siamo già ampiamente oltre il totale del 2010”. Matteo Boneschi, Assessore all’Agricoltura della Provincia di Lodi, fa il punto sul piano di contenimento delle nutrie, portando risultati che ridimensionano le preoccupazioni delle ultime settimane espresse da alcuni agricoltori. “Del resto – spiega Boneschi – con le associazioni di categoria e con gli stessi imprenditori agricoli il confronto è sempre stato sereno anche su questo tema. Ne abbiamo parlato proprio questa settimana in un incontro in Comune a Maleo, dove è stata riconosciuta la valenza del piano della Provincia che, val la pena precisarlo, è perfettamente in linea con le linee guida emanate dal cosiddetto “tavolo nutria” della Regione, che riunisce i tecnici di tutte le Province lombarde. Certo – continua Boneschi – alcuni agricoltori, esasperati dalla presenza di questo animale che provoca enormi danni alla colture, hanno proposto metodi più radicali di quelli previsti dalla normativa, ma si rendono essi stessi conto che il controllo attraverso sparo e gabbie è l’unica soluzione praticabile e sta dando i suoi frutti. Il dibattito su questo tema è stato molto sereno e costruttivo”.

Boneschi è ancora più chiaro: “Le esche avvelenate non sono utilizzabili perché intanto non sono selettive e quindi rischierebbero di uccidere anche altre specie animali, e poi sono espressamente vietate dal Ministero della Salute che, in seguito al dilagare del fenomeno di uccisione e maltrattamento di animali proprio con esche o bocconi avvelenati, che rappresentano tra l’altro un serio rischio anche per uomini e bambini, già dal 2009 ha messo un’ordinanza in tal senso”.

Il piano provinciale adotta naturalmente metodiche consentite dalla legge e snellendo il più possibile la parte burocratica ha permesso a tutti gli operatori autorizzati, dagli agenti della Polizia provinciale ai selecontrollori volontari, di concentrarsi al meglio su catture e abbattimenti su un’area che copre ormai la totalità del territorio. “Il piano in vigore – spiega l’Assessore – scadrà alla fine del 2012 e a quel punto, se lo si riterrà opportuno, potrà essere aggiornato alle nuove necessità locali e ai nuovi eventuali provvedimenti regionali. Ma già ora che le nutrie si possono catturare con le gabbie tutto l’anno senza limiti di orario, mentre con lo sparo è possibile operare dalle 6.00 alle 24.00 tutti i giorni dell’anno esclusi i martedì e venerdì nel periodo di stagione venatoria, i dati in nostro possesso riportano un costante contenimento della specie e un effettivo lavoro continuativo nel tempo da parte degli operatori, cui va il nostro ringraziamento”.

Ecco i numeri a disposizione della Provincia di Lodi:

RIEPILOGO CONTENIMENTO FINO AI PRIMI 6 MESI DEL 2011

 ANNO 2007 2008 2009 2010 4 ANNI
GABBIE 11.000 17.683 9.081 6.268 44.032
SPARO 656 1.246 10.486 4.779 17.167
TOTALE 11.656 18.929 19.567 11.047 72.246
 ANNO

Primi

6 mesi 2011

GABBIE 3.595
SPARO 7.955
TOTALE 11.550

“Sono numeri importanti, ma bisogna capire anche che è molto difficile parlare di eliminazione totale della nutria, in quanto l’ormai massiccia presenza di esemplari su un territorio aperto come la pianura padana consente solo il controllo numerico delle popolazioni e la prevenzione ai danni causati dalla specie – aggiunge Boneschi -. Per incentivare l’utilizzo delle gabbie e lo sforzo di cattura, la Provincia e il Comitato di gestione del fondo per i dei danni causati dalla fauna alle colture agricole hanno fatto anche di più, inserendo nelle proprie linee guida l’esclusione dall’indennizzo per chi ha danni da nutria e non fa contenimento”.

“Anche in questo – precisa Boneschi – andando incontro alle esigenze espresse dalle organizzazioni degli agricoltori, con le quali è stato poi definito il piano di contenimento dei piccioni, che ha trovato tutti d’accordo e che ha ottenuto il via libera dell’ASL per il potenziale pericolo sanitario che poteva manifestarsi. In prima battuta si prevede l’utilizzo di metodi ecologici e di dissuasione  per allontanare dai centri aziendali i volatili, in quanto i problemi legati alla specie non sono tanto sulle colture ma sullo stazionamento dei piccioni nelle aziende agricole. Ecco allora mezzi come la limitazione dell’accesso dei piccioni alle stesse strutture e al cibo, la limitazione della disponibilità di siti di riproduzione e di aree nelle cascine che possano essere usate come dormitori notturni. Oltre a questi metodi, fondamentali per la riuscita del contenimento, il piano provinciale prevede anche l’abbattimento diretto col fucile svolto però solo da personale della Polizia Provinciale, dalle Guardie Venatorie Volontarie e dai selecontrollori abilitati con apposito corso. Il piano è stato adottato di recente e non si hanno ancora dati di raffronto utili, ma anche su questo fronte la Provincia ha sposato le legittime richieste arrivate dal mondo agricolo”.