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Madonna col Bambino di Martino Piazza esposta in Duomo per San Bassiano

Lodi, 12 gennaio 2018 – In occasione delle celebrazioni cittadine per la festa di San Bassiano, che culmineranno nella Cattedrale di Lodi il prossimo 19 gennaio con la messa pontificale, grazie alla Fondazione Banca Popolare di Lodi sarà possibile ammirare da vicino un’importante opera tratta dalla collezione di Banco BPM. Si tratta della Madonna col Bambino, tempera su tavola di Martino Piazza, lavoro risalente agli inizi del XVI secolo (1515 circa) che rimarrà esposto nel Duomo di Lodi, in prossimità dell’altare maggiore, dal pomeriggio di mercoledì 17 alla mattina lunedì 22 gennaio. Nel periodo in cui sarà esposta l’opera sarà disponibile per visitatori una scheda informativa realizzata a cura della Fondazione Bpl. La tavola di Martino Piazza fa parte del patrimonio culturale di Banco BPM, che volentieri si è reso disponibile per il prestito alla Diocesi di Lodi. Custodita a Lodi, è esposta negli uffici direzionali della Banca Popolare, al quarto piano della sede progettata da Renzo Piano, in spazi che normalmente non sono accessibili al pubblico. «L’esposizione di un’opera dei Piazza in occasione delle solennità del Santo Patrono è quasi una tradizione per noi – commenta Duccio Castellotti, presidente della Fondazione Bpl – offrire al pubblico, ai fedeli in primo luogo, la possibilità di ammirare da vicino un’opera della collezione di Banco BPM è un segno di attenzione verso la nostra comunità che teniamo a dimostrare e a conservare nel tempo». «Inoltre – aggiunge Fabrizio Marchetti, responsabile Divisione BPL -come accadde per le due tavole di Callisto Piazza esposte due anni fa, sempre per la festa di San Bassiano, il “prestito” dell’opera al Duomo ci consente di valorizzare quest’importante pezzo del nostro patrimonio artistico, normalmente non accessibile, e offrirlo alla conoscenza del pubblico».


MARTINO PIAZZA (Lodi 1475/80 – 1520/23) MADONNA CON BAMBINO, 1515 circa, Tempera su tavola (Collezione Banco BPM) Il dipinto appare in vendita a un’asta di pittura antica nella galleria d’arte “Nuova Milano” nel novembre del 1964 e in tale occasione viene attribuito da Roberto Longhi a Martino Piazza e datato tra il 1515 e il 1520. Nella sua attività artistica, il capostipite della bottega più famosa della Lodi cinquecentesca si trovò ad alternare un’attività specializzata in opere di genere devozionale domestico di piccolo formato con imprese decorative di vaste dimensioni, eseguite in collaborazione con il fratello Albertino per committenze con finalità pubbliche. In Martino il riferimento al leonardismo milanese si combina con il fascino subito dalle composizioni fiorentine di Raffaello, secondo una linea di gusto parallela a quella di Cesare da Sesto, per optare dopo il 1519 per la corrente classicista di Marco d’Oggiono, che però egli personalizza con paesaggi ispirati al mondo fiammingo. Come nella giovanile Madonna col Bambino di collezione privata pubblicata da F. Moro (1997, ill. 9), si ritrova nell’opera in esame il volto leggermente reclinato della Vergine di derivazione leonardesca. Nemmeno qui però la novità dello sfumato è ancora ben assimilata: il morbido chiaroscuro degli incarnati contrasta infatti con la leggera traccia scura che delimita i contorni. Il “particolare interesse per le sottili alchimie leonardesche” di Martino (Sciolla 1989, p. 87) trova riscontro nella diffusione del leonardismo in territorio lodigiano: tra il primo e il secondo decennio del Cinquecento, da un lato si erano infatti andate diffondendo le opere di quella cultura, dall’altro numerosi erano i leonardeschi là presenti, tra cui particolare rilievo ebbe Giovanni Agostino da Lodi. Pittore assai eclettico e stravagante, Martino riesce a concentrare all’interno di un quadro diverse suggestioni: accanto al modello leonardesco, vi si ritrovano infatti l’eco della Madonna col cardellino di Raffaello per il libro aperto sulle ginocchia della Vergine e l’attenzione lenticolare riservata al paesaggio e per lo sfondo che incornicia la divina coppia seduta in primo piano. La sua originale poetica si caratterizza così dall’innesto della più moderna cultura figurativa locale su quella dei leonardeschi, sia nella concezione delle figure che nella loro ambientazione entro recessi rocciosi controfondati da minuziosi paesaggi, definiti come piani scalati in profondità, la cui costruzione e cromia richiamano la pittura fiamminga, tedesca e ferrarese. Le ridotte dimensioni del dipinto attestano la destinazione a una committenza privata cui risultava certo gradita l’accurata rifinitura della scena. G.C. Sciolla, Itinerario di Martino e Alberto Piazza, in I Piazza da Lodi. Una tradizione di pittori nel Cinquecento, catalogo della mostra a cura di G.C. Sciolla, Milano 1989, pp. 86-95; F. Moro, Due fratelli, due differenti percorsi: Martino e Alberto Piazza, in “Studi di Storia dell’Arte”, 8, 1997, pp. 69-184. Cristina Franchini, 2010

www.patrimonioartistico.bancobpm.it


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