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Luca Barisonzi, autore del libro “La Patria chiamò”, rivolge un appello perché siano liberati i Marò

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Milano, 26 giugno 2012 – E’ stato presentato a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, il libro “La patria chiamò” di Luca Barisonzi, l’alpino rimasto ferito lo scorso anno in Afghanistan e oggi presente in Consiglio regionale sulla sedia a rotelle alla quale è costretto dal gennaio 2011, quando venne ferito in un attentato durante un turno di guardia.

Il volume, curato da Paola Chiesa, narra la vita da militare di Barisonzi, ma soprattutto la sua voglia di vivere dopo la brutta ferita patita e la sua fede per la Patria.

Per l’occasione l’Aula del Consiglio ha sospeso la seduta, dando la possibilità ai consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione di partecipare alla presentazione.

All’incontro, voluto dal consigliere Vittorio Pesato (PdL), ha  portato i saluti il Presidente del Consiglio Fabrizio Cecchetti (LN) e per l’Ufficio di Presidenza il Vice Presidente Carlo Saffioti (PdL). “Abbiamo la consapevolezza di incontrare oggi un giovane eroe – ha detto Saffioti – e con la sua presenza qui vogliamo ricordare tutti i soldati che hanno messo a repentaglio la propria vita per difendere la nostra sicurezza e la nostra libertà”.

Luca Barisonzi, 21 anni, caporal maggiore degli Alpini dell’8° Reggimento ha ricordato le ragioni che l’hanno spinto da volontario ad andare in Missione di Pace in Afghanistan: ”Sono partito – ha detto – convinto di portare un aiuto e di poter cambiare le cose. In Afghanistan siamo riusciti a dare la possibilità ai ragazzi di andare a scuola e alla gente di coltivare i campi. Assistendo e addestrando l’esercito Afghano per la sicurezza del Paese dopo che ce ne saremo andati. E in Italia non ci sono stati attacchi terroristici”.

Vittorio Pesato è intervenuto per rinnovare il suo appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano affinchè ”vada di persona a riportare in Italia i due Maro’ detenuti in India”. Rinnovando così l’appello di  Barisonzi che dalle pagine del Corriere della Sera, poco tempo fa, aveva chiesto che le istituzioni italiane non cessassero l’impegno per la liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.