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Lodi. Week end a teatro: in scena il pianoforte e l’Avaro di Molière

Lodi. Week end al Teatro Alle Vigne: in scena il pianoforte e l’Avaro di Molière


FILIPPO GORINI – Pianoforte – musiche di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms, Ludwig Van Beethoven

Sabato 13 gennaio 2018 – ore 21:00

Vincitore nel 2015 del Concorso “Telekom-Beethoven” di Bonn (con voto unanime della giuria), nel quale ha inoltre ricevuto il premio del pubblico sia in semifinale che in finale, a soli ventidue anni Filippo Gorini è uno dei più interessanti talenti della sua generazione. Si è esibito con grande consenso di pubblico e critica in alcune delle più prestigiose sale internazionali (Konzerthaus a Berlino, Gewandhaus a Lipsia, Beethovenhalle a Bonn, Laeiszhalle ad Amburgo, Herkulessaal a Monaco, e inoltre a Mosca, Londra, Varsavia, Pechino); nel 2016 ha effettuato una tournée con la Klassische Philharmonie di Bonn nelle principali città tedesche (Bonn, Amburgo, Norimberga, Hannover, Brema, Stoccarda), e ha debuttato in recital per il Beethovenfest di Bonn. Tra gli impegni salienti del 2017- 18, concerti con l’Orchestra Sinfonica del Lichtenstein, la Filarmonica Slovacca e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, oltre a numerosi recital in Europa (tra i quali il ritorno alla Konzerthaus di Berlino e il debutto alla Elbphilharmonie di Amburgo e al Flagey di Brussels) e, in Italia, il debutto per la Società del Quartetto di Milano, per il Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo e per l’Accademia Filarmonica Romana. È studente di Alfred Brendel privatamente, di Maria Grazia Bellocchio presso il Conservatorio “G.Donizetti” di Bergamo (dove ha conseguito la laurea in pianoforte con lode e menzione d’onore), e di Pavel Gililov presso il “Mozarteum” di Salisburgo. Ha frequentato masterclass con maestri quali Andrei Jasinski, Andrei Gavrilov, Alexander Lonquich, Louis Lortie, Benedetto Lupo, Peter Donohoe, e ha ricevuto una borsa di studio per partecipare ai corsi di perfezionamento della International Music Academy del Lichtenstein. Nel 2016 è stato invitato a partecipare al progetto dell’Accademia di Kronberg “Chamber music connects the world”, nell’ambito del quale ha avuto modo di collaborare, tra gli altri, con il violoncellista Steven Isserlis. Il suo primo CD, con le Variazioni Diabelli di Beethoven, registrato presso la Beethovenhaus di Bonn, è in uscita nell’agosto 2017 per l’etichetta francese Alpha Classics. Tra gli altri premi vinti spiccano il “Beethoven-Ring” conferito dall’associazione “Cittadini per Beethoven” di Bonn (2016), il premio del Festival “Young Euro Classic” di Berlino (2016) e, in precedenza, il primo premio al Concorso “Neuhaus” del Conservatorio di Mosca (2013). È molto apprezzato il suo repertorio che si estende dal periodo barocco ad autori contemporanei come Stockhausen, Boulez, Sciarrino, Adés, e in particolare per le sue interpretazioni del repertorio beethoveniano. È stato lodato da Andrei Gavrilov come “un musicista con una combinazione di qualità artistiche rare: intelletto, temperamento, ottima memoria, immaginazione vivida e grande controllo”.

Programma:

Johann Sebastian Bach (1685-1750), Fantasia cromatica e fuga in re minore BWV 903.

Johannes Brahms (1835-1897), 7 Fantasie op.116.

Ludwig van Beethoven (1770-1827), Sonata n.29 in si bemolle maggiore op.106 “Hammerklavier”.


L’AVARO di J. B. P Molière – con Alessandro Benvenuti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti – regia di Ugo Chiti – produzione Arca Azzurra Teatro

Domenica 14 gennaio 2018 – ore 21:00

La famosa commedia è uno spaccato familiare e sociale. Arpagone è un capofamiglia balordo, taccagno e tirannico come tanti altri, circondato da un amabile e canagliesco intrigo di servi e di innamorati. Fino a quando viene derubato e la sua avarizia cessa di essere semplicemente un tic, una deformità, uno spunto di situazioni farsesche, ma assume i caratteri della patologia. La diagnosi scenica investe la psicologia di chi ha subìto un furto, di chi è stato defraudato di un oggetto di passione affettiva ed esclusiva, della sua unica ragione di vita. Proprio la fissazione affettiva di Arpagone su un oggetto miserabile sollecita un’equivoca ma profonda partecipazione emotiva: l’avarizia redime l’avaro. È una delle commedie molieriane che mettono a fuoco uno spaccato familiare, una casa; ma la ‘casa’ di Harpagon è anche un luogo rigorosamente finto, esplicitamente e spudoratamente teatrale. Una casa che diviene metafora del teatro coi suoi prodigi, le sue inverosimiglianze e la sua cartapesta. Non una vera casa borghese, dove la luce filtra dalle imposte socchiuse, meridiana o mattutina ma comunque naturale; bensì una casa dove tutto si svolge a lume di candela, anche se è giorno. Lo spettacolo occhieggia a Balzac, senza dimenticare la commedia dell’arte e intrecciando le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux. La parola è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, vista in funzione di una ritmica tesa ad evidenziare tanto la comicità quanto l’aggressività e la ferocia sotterranee alla vicenda.


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