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Lettre – M5S: il Pd taglia la democrazia, non gli stipendi dei parlamentari

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Ieri è stata dimostrata, plasticamente, la differenza tra il PD e la vecchia politica e il Movimento Cinque Stelle.

Una nostra proposta, che contiene un semplice principio su cui per anni si è discusso, quello per il quale la politica deve essere un’attività che si svolge con onore e al servizio degli altri e non con la finalità di arricchirsi è arrivata in aula alla Camera, dopo essere stata ostacolata e aver subito tentativi di stravolgimento nella Commissione competente, a cui ho assistito personalmente essendone un membro.

È arrivata in aula e con il voto del PD è stata rinviata in commissione, cioè sostanzialmente bocciata.

La nostra proposta di legge a prima firma di Roberta Lombardi è stata depositata due anni e mezzo fa, non è una trovata dell’ultimo minuto per la campagna referendaria come quelle che Renzi ha deciso di mettere nella legge di stabilità.

Ma la differenza a cui faccio riferimento è in una semplice evidenza: che noi le cose le facciamo e non ci limitiamo ad annunciarle.

Le misure della nostra proposta sul contenimento dei costi della politica noi le applichiamo già a noi stessi. E per farlo non chiediamo qualcosa in cambio.

Il Presidente del Consiglio, invece, ha voluto strumentalizzare questo tema per usarlo come un’arma di autoesaltazione in quello che è stato pensato fin dal primo momento come un plebiscito sulla sua persona: il referendum costituzionale.

Un referendum che ha ad oggetto una riforma con la quale si annuncia un taglio dei costi della politica. Ma in cambio di che cosa? Per il contenimento dei costi della politica noi non chiediamo nulla, lui invece chiede lo stravolgimento della Costituzione. La riforma trasferirà definitivamente il potere legislativo dal Parlamento al Governo, rendendo l’intervento del Governo una regola mentre oggi secondo la Costituzione vigente ciò che è concesso solo in casi e per ragioni eccezionali.

Per concentrare il potere nelle sue mani, Renzi offre in cambio un presunto taglio dei costi della politica: un taglio fasullo, che in effetti dai documenti ufficiali è pari a un decimo di quello che è pubblicizzato dal Governo, poco più di 50 milioni di euro effettivi contro i 500 propagandati. Ma anche questo risparmio non è che un frutto avvelenato, che porterebbe allo stravolgimento del nostro assetto democratico.

La nostra proposta era semplice: si trattava di dimezzare l’indennità dei parlamentari e di rendicontare tutte le spese di esercizio del mandato, esattamente quello che noi già facciamo oggi come tutti possono verificare sul nostro sito “tirendiconto”. Non pretendiamo che la politica sia a costo zero, ma solo che costi il giusto e soprattutto che tutto sia trasparente e controllabile da chiunque perché giudichi, a differenza di quanto avviene oggi per le spese di tutti i parlamentari che non siano nel M5S.

Con la nostra proposta il risparmio sarebbe di 87 milioni e sarebbe un risparmio certo, mentre i fantomatici risparmi promessi dal Governo si fondano su fumose ipotesi di riduzione del contenzioso Stato/Regioni, sull’abolizione delle Province che in teoria sono state già abolite o sulla cancellazione del CNEL che anche se dovesse essere tolto dalla Costituzione continuerà a esistere come sede e dipendenti e relativi costi.

Ma la nostra non è solo una battaglia di mere cifre: è una battaglia di merito.

Volete ridurre gli eccessi dei costi della politica o volete ridurre la democrazia?

Per ridurre gli eccessi dei costi della politica sarebbe bastato dire sì alla nostra proposta, che invece il PD con il suo voto ha bocciato. Su questo adesso il PD non ha più scuse. Per impedire al PD di usare il tema dei costi come un trucco per consegnare le istituzioni nelle mani di uno solo, per impedire a Renzi di ridurre la democrazia, il 4 dicembre diremo un forte e sempre più convinto no.

Danilo Toninelli

Deputato

MoVimento 5 Stelle