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Lettere – Risposta in merito alla lettera sulla ragazza in coma etilico

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In merito alla notizia del ricovero in coma etilico di una minorenne, notizia pubblicata sulla stampa locale, vorrei partecipare qui alcune mie riflessioni.

Ho frequentato la Festa de L’unità fin dalla mia gioventù,  quando all’ingresso ancora sventolava la bandiera rossa con falce e martello (ma non si mangiavano bambini!)  e, ancora oggi la frequento.

Anche mio figlio e mia figlia (21 e 18 anni) da alcuni anni passano talune serate di fine estate allo spazio giovani allestito nella Festa, spazio che forse – o quasi certamente- rappresentata il solo momento di ritrovo per i giovani lodigiani che non molto altro hanno a disposizione per incontrarsi e divertirsi durante il periodo estivo.

In quello spazio, vi posso assicurare, non si incontrano ragazzi e ragazze soltanto di “sinistra aspirazione”, ma tanti, tantissimi ragazzi e tantissime ragazze di Lodi. Giovani delle più varie estrazioni sociali ma anche politiche… perché quando si è giovani (e forse noi ce ne siamo dimenticati!) se c’è un posto in cui ci si può ritrovare a bere qualche birra (e vi prego non dite che questo è male!) e ad ascoltare un po’ di musica, non importa se quel posto è la Festa de L’Unità… ci si va e si pensa a divertirsi!

Concordo inequivocabilmente e senza alcuna remora, che sia fatto davvero grave che una minorenne sia stata ricoverata per coma etilico ma, dedurre dal  solo fatto certo – ovvero  che sia stata male all’interno della Festa (per fortuna in un posto in cui era presente la Croce Rossa che ha potuto intervenire tempestivamente) – per  ipotizzare che la causa del suo star male sia stato l’alcool bevuto durante la sua permanenza in quel luogo,mi pare alquanto pretestuoso… a meno che chi scrive non abbia di questo prove certe ed inequivocabili!

E allora, come cittadina e – soprattutto – come madre, chiedo che chi ha certezze esponga i fatti all’autorità giudiziaria, prima ancora che ipotizzarli in una lettera! Altrimenti quando scritto risulterebbe solo una supposizione pour parler , utile a creare sterili strumentalizzazioni politiche che non servono a nessuno, a quella ragazza in particolar modo.

Nel testo della lettera si immaginano una serie di situazioni: che la ragazza fosse già arrivata alla festa ubriaca, che potrebbe aver portato, nascosto nella borsa, dell’alcool: e ciò potrebbe anche essere possibile! Queste restano semplici supposizioni,  testimonianza che chi scrive non ha certezza nello svolgersi dei fatti, –   supposizioni che si vorrebbero, comunque,  trasformare in responsabilità degli organizzatori della Festa che non avrebbero vigilato, controllato o che addirittura avrebbero contribuito allo stato di coma etilico di quella ragazza.

Credo che, per quanto riguarda il controllo all’interno di borse e zaini, nessuno abbia il diritto di farlo se non le forze dell’ordine che, infatti, sempre ho visto pattugliare all’interno della zona allestita per la Festa; inoltre credo impossibile che si possa verificare il livello alcolemico di chi entra, magari insieme ad un gruppo di amici ed amiche.

Per quanto invece riguarda la presunta vendita di alcolici a minorenni, quelli sono fatti che spetterà alla autorità competente accertare!

Ma andando ben oltre tutto questo, mi piacerebbe credere che il senso profondo  della lettera che mi ha portato a fare queste riflessioni, sia portare l’attenzione dei lettori sul pericolo dell’abuso di alcool oltrechè la minaccia di altre dipendenze.

Questo  lo riterrei, soprattutto come madre, davvero ragionevole ed importante.

Il tema delle dipendenze da alcool o da altre sostanze (nei giovani ma anche negli adulti) merita sempre una grande attenzione da parte di tutti noi e di tutte le forze politiche in primis.

Ma proprio la serietà dell’argomento pretende che esso non venga ridotto a strumentalizzazione politica contro questo e contro quello. Ne’ io e neppure chi ha scritto la lettera e ha dato la notizia può sapere dove, come e perché quella ragazzina abbia bevuto così tanto al punto di entrare in coma.

E relegare questo suo momento di evidente disagio giovanile –  o magari di una semplice “bravata estiva” (perché, ricordando la mia gioventù, anche questo potrebbe essere) – ad un chiaro attacco politico lo trovo davvero triste, triste ed inutile.

Da madre so bene come i figli adolescenti spesso sfuggano al nostro controllo e come pensino, a volte di essere “furbi” aggirando gli ostacoli o i divieti! So bene come un minorenne possa procurarsi dell’alcool anche dove non glielo darebbero mai… magari facendolo comprare ad un amico maggiorenne, magari…

Ecco perché ritengo che tutti noi, genitori per primi, educatori e rappresentanti politici anche, abbiamo il dovere di “lavorare” partendo dai ragazzi stessi, responsabilizzandoli sui rischi e sulle conseguenze dei loro gesti! Abbiamo il dovere di lavorare su loro ma anche di lavorare tutti insieme, senza colore politico e senza strumentalizzazioni, per consegnare ai nostri figli e ai figli altrui un mondo in cui non siamo i divieti a farli crescere ma il senso di responsabilità che abbiamo a loro insegnato con le parole, ma soprattutto con i fatti.

E su argomenti seri come questo puntare il dito contro questo o quello, senza avere alcuna prova certa, non sarà di esempio a nessuno di loro!

Savarè Maria Ester