Attualità

Lettere – Riforma sanitaria regionale, cantiere ancora aperto su troppi fronti

Faticosamente chiuso a livello politico (con profonde contraddizioni che permangono all’interno della stessa maggioranza di Palazzo Lombardia), avviato nella prassi operativa solo da pochi mesi e limitatamente ad aspetti organizzativi e di governance (“un cambio di timbri e nulla più” come è stato sottolineato anche ieri sera da alcuni operatori del settore), il “cantiere” della riforma sanitaria regionale resta aperto su molti fronti irrisolti, che incidono direttamente e concretamente sulla qualità e l’universalità del servizio sanitario, così come viene percepito dagli utenti nella loro esperienza quotidiana di rapporto con le strutture ospedaliere e la medicina territoriale. Criticità che sono emerse con evidenza nell’incontro che la Festa dell’Unità del Lodigiano ha dedicato venerdì 26 agosto a questo tema, grazie alla lucidità del quadro della riforma delineato da Gian Antonio Girelli, consigliere regionale del gruppo Pd e membro della commissione sanità, agli spunti proposti dal segretario provinciale lodigiano e vice segretario regionale del partito, Fabrizio Santantonio, e dalle riflessioni sviluppate nel dibattito dagli interventi di operatori professionali delle sanità, attivi nei presidi ospedalieri del territorio. In questo senso, la revisione dei “confini” (che per esempio ha portato il Lodigiano nel contesto dell’Area Metropolitana) ed il cambio di denominazioni (da Asl e Ao ad Ats e Asst) non hanno prodotto di per sé (e non avrebbero certo potuto farlo) un reale mutamento di scenario quanto ad elementi fondamentali del sistema come la riduzione delle liste di attesa, la garanzia della presenza diffusa di funzioni specialistiche e poli di qualità in ogni contesto territoriale (pur considerando l’esigenza di non assecondare un inopportuno “campanilismo ospedaliero”), la tutela di situazioni di fragilità post ricovero che gravano sulle famiglie e si acuiscono in un contesto di aumento progressivo dell’anzianità media della popolazione, la promozione della prevenzione e della diagnosi precoce. Tra le urgenze da affrontare, secondo una lettura che stata condivisa nel corso del dibattito, il recupero di consapevolezza e di protagonismo da parte delle comunità locali, attraverso le istituzioni territoriali ed in particolare i sindaci, che se da una parte sono chiamati ad assumere concretamente la responsabilità di garanti della tutela della salute dei cittadini, dall’altra devono essere messi in grado di esercitare questo ruolo, con strumenti e prerogative che facciano valere la loro voce nel confronto con le istituzioni sanitarie.

PD Lodigiano


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