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Lettere – Provincia di Lodi: legge Delrio e democrazia!

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Il sindaco Alfredo Ferrari

Egr. direttore, in qualità di ex consigliere provinciale mi permetta di esprimere le mie considerazioni e le mie perplessità su quanto sta succedendo per le elezioni di secondo livello, previste per il 6 febbraio che sanciranno il nuovo presidente della Provincia di Lodi.

Ad oggi, l’unica candidatura valida rimane quella del sindaco di Codogno Passerini, mentre il candidato del PD rimane out e in attesa di un ricorso al TAR da parte del suo partito. Non ho nulla di personale contro nessuno, ma, stando alle evoluzioni giuridiche e politiche avvenute in questi anni, a partire dalle legge 56 del 2014 (cosiddetta Delrio), le Province, il relativo personale, i cittadini e le forze politiche hanno dovuto assistere a una riforma delle Province inesistente e direi deleteria per lo sviluppo e i servizi ai lodigiani.

Risparmi inesistenti, elezioni dei cittadini lodigiani sostituite dal sistema attuale “secondo livello, cioè i consiglieri comunali, ect… eleggono i politici da posizionare nell’ente provinciale, con tutte le congetture del caso; cioè il metodo del voto ponderato a seconda di dove si abita nel Lodigiano, in base al numero degli abitanti che si rappresentano”. Dopo 4 anni di questa riforma, abbiamo assistito ad un tira e molla interminabile fra Lodi che doveva fondersi con la ATS metropolitano di Milano e la possibile alleanza con Crema, per arrivare al referendum del 4 dicembre 2016 che ha bocciato la riforma di Renzi e Delrio.

Il PD sostiene che non ci sarebbe la democraticità nella competizione elettorale, ma non dice che la rappresentatività rimane in campo, in quanto, nelle varie storture della legge, viene eletto solo il presidente (rinnovo ogni 4 anni) mentre il consiglio provinciale si rinnova (ogni 2 anni). Non so l’esito del ricorso al TAR ne intendo dare giudizi, io dico che dopo anni di provvedimenti iniqui dal punto di vista giuridico e legislativo a livello nazionale, il Lodigiano è rimasto ancora al palo senza prospettive certe e certificate di uno sviluppo corretto e concertato con il giusto peso e la giusta visione. Non sto a ripetere tutti gli insuccessi e le questioni spinose ancora aperte, (vedi Università’ di Lodi, centro fieristico, Parco tecnologico padano, etc…) che arrivano da lontano e dimostrano il mancato apporto al territorio da parte di chi reclama democrazia solo per un esercizio scontato di rivendicazione sterile e faziosa.

Penso che il Lodigiano può essere protagonista del proprio futuro con una autonomia vera dell’Ente Provincia (finanziaria, impositiva e legislativa) che possa dare servizi adeguati ai lodigiani in accordo con la Regione Lombardia per le materie concordate e che prenda in mano le redini del proprio sviluppo senza rimanere con il cerino in mano dopo la attuazione reale della legge Delrio, provata, criticata e ricusata in questi anni con la coda del referendum del 2016. Nuova legge ordinaria, nuove competenze, legittimità e orgoglio di appartenenza con provvedimenti concreti e corretti per tutti i lodigiani. Utopia? No, penso che con grande determinazione e grande concertazione politico-amministrativa si possano ottenere dei risultati migliori. Chi ha fatto la riforma reclama contro se stesso? Auguri …ma il primo obiettivo rimane il Lodigiano e non la politica la “p” minuscola!

Alfredo Ferrari

ex Cons. Prov. di Lodi  

p.s.: a riprova di quanto sostengo, dal 2018 le Province possono riassumere (vedi legge di stabilità sotto esposta), lascio a voi ogni commento al riguardo!

Assunzioni Province e Città Metropolitane (art. 1, commi da 844 a 847) – Vengono ripristinate le facoltà di assumere personale per le Province e le Città Metropolitane; a tal fine, le stesse hanno l’obbligo di definire previamente un piano di riassetto organizzativo finalizzato ad un ottimale esercizio delle funzioni fondamentali previste dalla L. 56/2014, ferma restando la rideterminazione delle dotazioni organiche già prevista dalla normativa vigente (rideterminazione disposta dall’art. 1, comma 421, della L. 190/2014, che ha ridotto del 30% le dotazioni organiche delle città metropolitane e delle province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri e del 50% le dotazioni organiche delle restanti province).