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Lettere – Pedenovi e Ramelli, vittime della sinistra estrema

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Gentile direttore,

ricorrono quest’anno i 40 anni dell’uccisione a colpi di pistola di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale milanese per il  Movimento Sociale Italiano. Era il 29 aprile 1976, esattamente un anno dopo la morte di Sergio Ramelli, diciottenne anch’egli del MSI e appartenente all’organizzazione del Fronte della Gioventù. Due omicidi efferati legati, oltre che dalle date, anche dalla totale innocenza delle vittime. Sergio Ramelli perseguitato per mesi solo per aver denunciato in un tema la brutalità delle Brigate Rosse, venne preso a sprangate sotto casa sua, mentre tornava da scuola. Enrico Pedenovi venne scelto come vittima, a detta degli stessi carnefici, perché era un esponente missino non molto di spicco, nonostante la carica pubblica, quindi non si aspettava un’aggressione e dunque non prendeva particolari precauzioni. Una vigliaccheria senza eguali in entrambi casi.

Così come in entrambi i casi, la mano omicida fu la stessa: quella dell’estrema sinistra violenta che proprio in quegli anni si stava attrezzando per la lotta armata e stava passando dalle spranghe alle mitragliette. Ramelli venne ucciso da Avanguardia Operaia e i suoi uccisori poi, impuniti per molti anni, fecero carriera e qualcuno divenne anche primario, salvo poi essere scoperti e condannati. Gli assassini di Pedenovi appartenevano invece a Prima Linea e vennero condannati giustamente all’ergastolo.

Ogni anno noi ricordiamo questi caduti per mano dell’odio politico, per ribadire che non sono caduti di una sola parte politica, ma la loro memoria è patrimonio comune di tutti. Riteniamo che a Lodi sarebbe giusto intitolare una via ad almeno uno dei due, in quanto Sergio Ramelli è sepolto al cimitero Maggiore, essendo la sua famiglia originaria delle nostre terre, mentre Enrico Pedenevi era consigliere provinciale milanese quando Lodi era in Provincia di Milano ed era istituzionalmente legato al nostro territorio.

Sappiamo che però nessuno ci darà ascolto, perché qualcuno ancora oggi non vuole riconoscere che uccidere delle persone per odio politico è un crimine che non può essere perdonato.

Fratelli d’Italia – AN

Segreteria Provinciale