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Lettere in redazione – Parmesani ha citato la storia. I partigiani uccisero mia zia

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Angela Corbella

Gentile direttore,

approfitto dello spazio che vorrete dedicarmi sul vostro quotidiano che reputo innovativo e che trovo di più ampio respiro rispetto alla tradizionale stampa locale.

Vorrei portare a conoscenza dei lettori e porre all’attenzione di chi non sa come certi avvenimenti storici si sono in realtà svolti. Il sindaco di Casalpusterlengo, Flavio Parmesani, durante il suo tanto criticato e “polemicizzato” discorso per le celebrazioni del 25 aprile nel quale ha affermato che i partigiani si resero autori di tremendi crimini, non ha di certo detto il falso e di certo ha tutta la mia comprensione. Senza ideologie di parte ha semplicemente riportato la storia, fatti realmente accaduti che nulla hanno a che vedere con la guerra di liberazione, con la battaglia fra fazioni partigiane e fasciste, ma solo di violenze atroci contro civili. Contro donne. Stuprate e poi uccise.

Quindi, di cosa stiamo parlando? I morti sono morti, senza bandiere, senza schieramenti.

Io parlo con cognizione di causa: sono un nipote di Angela Corbella, che i partigiani (anzi per correttezza se vogliamo, che degli assassini) dopo averla scarcerata “perché indebitamente arrestata”, la violentarono e la uccisero a coltellate per poi abbandonarne il corpo in un fosso. Il mandante e gli esecutori? L’allora sindaco di Casale, Aldo Mirotti, capo incontestato della parte rossa e il suo seguito composto (come lo dimostrano i fatti) da persone che attuarono personali vendette uccidendo, oltre mia zia, un numero considerevole di persone. Per farla breve, tutto è testimoniato da un archivio con documenti e articoli di giornali dell’epoca (non certamente di parte), e chiunque ne voglia prendere conoscenza – comunisti radicali compresi – ne posso fornire delle copie in visione.

Quindi, chi ha inneggiato a bandiera rossa, scosso da chissà quale orgoglio di fatti tramandati e inculcati in maniera distorta sino ai giorni nostri, è ora che capisca e si rassegni a un passato triste dove i morti (civili) non hanno avuto niente a che vedere con la liberazione d’Italia.

E’ questa realtà che ci è stata consegnata dalla storia che dovrebbe essere un fondamento per l’unificazione! Eppure questo tipo di testimonianze infastidiscono ancora oggi, pensate in quegli anni! La tanto decantata democrazia infarcita di buonismo e perbenismo della sinistra è menzogna, ci sarebbero pagine e pagine da scrivere con chissà quale miriade di misfatti. Fatti e Cultura, non quello che per tale ci è stato propinato da allora e che incredibilmente “resiste” tutt’oggi.

Va da sé, mi sarà consentito, che io non posso e non voglio essere di sinistra, ma so riconoscere le atroci palesi barbarie commesse a quel tempo. Se il sindaco Parmesani volesse visionare il mio archivio, certo sarà confortato ancor di più su quello che giustamente ha pronunciato nel suo discorso e che dovrebbe essere accolto come Storia da tutti. Poi ognuno, in privato, oppure nella propria intimità, può festeggiare quello che gli pare, ma non allevare dei figli con false notizie sulla “storia” vera e che per nessun motivo deve venire falsata per mera convenienza.

N.B.: ho potuto constatare personalmente come le stesse “persone” (sarebbe meglio chiamarle in un altro modo), per poter fare i loro comodi (soprusi, vendette, ecc.), dieci giorni prima di indossare quella rossa di camicia, con estrema arroganza vestivano quella nera! Oppure è stato solo un conveniente cambio d’abito?

Pietro Peveralli

2 COMMENTI

  1. Quanto successo alla zia di Peveralli, purtroppo, è solo una goccia in un mare di civili assassinati dai partigiani comunisti. E qui non c’entra la guerra civile, non erano fascisti in armi ma solo gente inerme non comunista. E hanno continuato ad ammazzare anche dopo la fine della guerra. Esemplare la storia del partigiano Moranino: uccise i partigiani non comunisti, condannato all’ergastolo con sentenza definitiva, fatto scappare a Praga dal PCI, rientrato in Italia a seguito di amnistia, fatto eleggere senatore dal PCI ! . E poi basta leggere i libri di un uomo di sinistra come Pansa o il bel libro di Roberto Beretta dove documenta l’assassinio di più di cento tra preti e civili, l’ultimo nel 1951! E poi è ora di finirla con la retorica resistenziale che si basa su due falsi storici perchè l’Italia è stata liberata dalle forze alleate, comunisti e partigiani sono entrati in azione quando il fascismo era già imploso (25 Luglio ’43) ed i tedeschi erano in ritirata. L’altro falso che i comunisti lottavano per la democrazia come è intesa oggi; in realtà volevano comunistizzare il Paese ed accorparlo all’Urss, il paradiso dei lavoratori.

  2. La guerra porta con sé un’immensa serie di violenze che, usandola come scusante, vengono perpetrate tanto per il gusto di farlo. Che si fosse schierati da un lato o dall’altro, che si fosse fascisti o partigiani la cosa che non va mai persa di vista è l’obiettività.
    Pansa ha buone ragioni (i soldi fanno cambiare idea molto in fretta) per infangare la memoria di chi ha – nella buona fede – lottato contro i valori distorti e assurdi del nazifascismo, come tanti hanno facile gioco a voler cercare di tirare in ballo i “falsi storici” per voler equiparare partigiani e fascisti.
    Affermare che le forze partigiane siano entrate in azione a fascismo “imploso” è questo sì un enorme falso storico, che forse si basa su tutta quella letteratura di destra volta a smitizzare quanto accaduto e che ha il solo intento di cercare di equiparare i partigiani ai nazifascisti. I partigiani erano già operativi già molto prima della caduta del fascismo e in molti casi hanno contribuito a favorire le operazioni degli alleati (spesso mettendo a repentaglio la loro vita). Senza alcuni gruppi partigiani gli alleati non avrebbero saputo quali strade alternative battere quando si trovavano di fronte le ridotte o i nidi di mitragliatrici nazisti. Senza alcuni gruppi partigiani gli alleati – forti nei numeri, ma impreparati (almeno gli Americani) a combattere sul suolo Italiano – avrebbero perso ancora più mezzi e – ad esempio – non avrebbero avuto la corretta distribuzione delle forze nemiche prima dello sbarco di Anzio.
    Quello che è accaduto realmente lo spiega bene il Sig. Peveralli alla fine della sua lettera: coloro che indossavano una camicia nera, hanno cambiato d’abito e si sono fatti passare per “rossi”, continuando però a mantenere quel cuore nero che li portava a perpetrare soprusi e violenze gratuite verso gli inermi.
    Il tentativo di deligittimare la storia italiana e soprattutto la Resistenza Partigiana è in atto da quando al governo c’è una enclave di personaggi che molto hanno più a che spartire con i fascisti di quanto non sia mai accaduto prima d’ora.
    E gli Italiani che non si informano e non leggono – o che leggono solo certa letteratura – seguono il carrozzone.