Agricoltura

Latte, continuano i segnali positivi. Confagricoltura: “Italatte rispetti il contratto sottoscritto”

Il presidente Antonio Boselli: “Oltre all’azienda titolare dei marchi Galbani e Invernizzi, anche altre industrie lombarde di trasformazione, produttrici di Grana, propongono contratti con una determinazione del prezzo su base trimestrale che non danno garanzie agli allevatori e sono caratterizzati da una remunerazione insufficiente per le imprese agricole”

Il mercato lattiero-caseario continua a dare segnali incoraggianti: a differenza di quanto si temeva, il prezzo del latte spot è in costante risalita nelle ultime settimane.

Anche per questo motivo, Confagricoltura Lombardia ritiene che il gruppo Italatte (titolare di storici marchi come Galbani e Invernizzi), a differenza di quanto continua a sostenere attraverso le lettere inviate agli allevatori, debba rispettare il contratto sulla fornitura di latte attualmente in vigore.

“Il calo delle quotazioni dei mesi scorsi – spiega Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia – era fisiologico e viene riproposto ora attraverso il meccanismo di indicizzazione che ricalca con qualche ritardo l’andamento del mercato: ora i prezzi stanno risalendo e questa è una ragione in più per chiedere fermamente ad Italatte il rispetto del contratto sottoscritto. Gli allevatori lombardi – continua Boselli –, per continuare a fornire latte di alta qualità a prezzi competitivi e per adeguarsi alle numerose normative come quelle che riguardano il benessere animale, devono necessariamente programmare investimenti: putroppo questo non è possibile in una fase di continua incertezza, dove addirittura viene minacciato il mancato rispetto degli accordi in essere”.

La questione peraltro non riguarda unicamente Italatte. “Putroppo – aggiunge il presidente di Confagricoltura Lombardia – anche altre industrie lombarde di trasformazione, produttrici di Grana Padano, continuano a proporre contratti con una determinazione del prezzo su base trimestrale che non danno garanzie agli allevatori e sono caratterizzati da una remunerazione insufficiente per le imprese agricole: i fornitori della materia prima hanno un ruolo essenziale nella produzione delle nostre Dop e per questo non possono più essere messi in difficoltà da prezzi che spesso non riescono a coprire neppure i costi”.


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