Home Cronaca Maxi operazione della Finanza, sequestri di beni per 26 milioni di euro

Maxi operazione della Finanza, sequestri di beni per 26 milioni di euro

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La Compagnia di Lodi e la Tenenza di Casalpusterlengo, al termine di complesse indagini di polizia giudiziaria a contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, svolte sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Lodi, hanno condotto una vasta operazione rivolta all’applicazione di 8 misure cautelari personali e sequestri di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo pari a 26 milioni di euro.

L’obiettivo delle investigazioni sono stati imprenditori e professionisti ruotanti intorno ad un gruppo di società, operanti nel settore dell’”Information Technology”, cui sono stati contestati l’associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, indebite compensazioni e truffa aggravata ai danni dello Stato, nonché altri reati fiscali per omessa o infedele dichiarazione.

Le misure sono state emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Lodi nell’ambito di un procedimento penale che ha visto indagate complessivamente nr. 17 persone. Nel contesto dell’esecuzione dei provvedimenti – che ha comportato l’impiego di 80 militari, oltre che di un elicottero -, sono state eseguite anche 20 perquisizioni presso i domicili dei sottoposti alle misure nonché di altri indagati e presso gli uffici di società ubicate in Codogno (LO), Latina, Roma, Milano.

E’ così venuto alla luce un sistema di società “di comodo”, utilizzato per frodare il fisco e per sottrarsi al pagamento di tributi e contributi previdenziali ed assistenziali, facente capo, in via principale, a due imprenditori di Codogno, M.C., di anni 73 e A.C., di anni 46, padre e figlio, nonché ad un commercialista di Latina, C.P., di anni 66, operante nel Lazio, Umbria e Lombardia.

Questi 3 soggetti sono stati destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre altri 4 soggetti sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari (L.S. di anni 68 di Latina, F.G. di anni 50 di Latina, D.A. di anni 45 di Roma, A.S. di anni 58 di Milano) ed un altro ancora alla misura dell’obbligo di presentazione alla p.g. (C.D. di anni 44, anch’egli di Codogno).

In particolare, gli imprenditori codognini che operano, da tempo, nel settore del “software per la logistica”, annoverando clienti di rilievo internazionale, tra cui alcuni importanti porti commerciali italiani, a partire dal 2011, avvalendosi della consulenza fornita dal predetto commercialista di Latina, mettevano a punto una “pianificazione fiscale” illecita, rivolta preordinatamente a non versare allo Stato i propri debiti IVA ed i contributi previdenziali ed assistenziali dei propri dipendenti.

La frode passava per lo svuotamento di una prima società (che aveva accumulato un debito IVA di quasi 2 milioni di euro), la creazione di tre società di comodo cui far confluire il personale dipendente (circa 120 lavoratori), la fraudolenta compensazione dei debiti d’imposta erariali, previdenziali ed assistenziali dovuti con crediti IVA, creati ad arte, attraverso l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti, relativi a contratti di appalto fittizi e concernenti, in realtà, servizi mai resi dalle società “capogruppo”.

Inoltre, il sodalizio criminale ha artificiosamente licenziato e poi riassunto numerosi dipendenti, previo passaggio nelle liste di mobilità o in seguito a licenziamenti per giustificato motivo, in modo da poter artatamente usufruire delle agevolazioni, contributi, sgravi fiscali e incentivi previsti dalla normativa lavoristica sulle nuove assunzioni, introdotte con la Legge di Stabilità 2015 (c.d. “Jobs Act”).

I dipendenti delle società, molti dei quali veri e propri “cervelli” dell’informatica, in grado di competere con importanti società estere nello specifico settore, venivano costretti a continui cambi di “casacca”, attraverso la firma di lettere di dimissione e nuovi contratti, risultando sempre dei “neoassunti”.

Nel corso dell’indagine, sono stati scoperti altri diversi soggetti economici che hanno “beneficiato” di fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società coinvolte, fra cui una società calcistica operante a livello nazionale.

Il sistema di frode ha consentito, complessivamente, di evadere l’I.V.A. per circa 14,6 milioni di euro, di cui 3,7 milioni evidenziata a debito e non versata, attraverso, tra l’altro, l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 35,6 milioni di euro.

E’ stata rilevata, inoltre, una truffa aggravata ai danni dello Stato derivante dalle indebite agevolazioni conseguite per 132.955 euro.

Sono stati sottoposti a sequestro oltre 60 immobili riconducibili a varie persone fisiche e giuridiche implicate, tra cui interi palazzi, ville e appartamenti di pregio, fra cui un attico a Venezia ed un appartamento di due piani nel centro di Roma per un valore complessivo di oltre 26 milioni di euro.