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Il milite ignoto illustrato al popolo. Dal 21 ottobre in mostra a Palazzo Zanardi Landi

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IL MILITE IGNOTO ILLUSTRATO AL POPOLO

Un mito portato in pittura. La vita di un uomo dalla madre alla morte  in 14 stazioni dipinte da Karl Evver

21 ottobre/ 18 novembre MMXVIII

Palazzo Zanardi Landi

via Roma, 62 – Guardamiglio (LO)

La mostra è visitabile dal venerdì alla domenica dalle 16.30 alle 19.

INAUGURAZIONE DOMENICA 21 OTTOBRE ORE 18.

Il centenario della vittoria italiana nel primo conflitto mondiale viene celebrato quest’anno da prospettive soprattutto umanistiche e microstoriche, avendo nel frattempo la stessa civiltà europea mutato profondamente il proprio significato e la lettura che dà di se stessa.

Forse l’ultimo mito che la civiltà di allora ha espresso per dire se stessa, per tramutare in forza il proprio dolore, è quello — a ridosso del termine della guerra — del Milite Ignoto. L’Altare della Patria, a Roma, immensa e candida celebrazione monumentale di tale mito, è un esempio d’insuperabile magniloquenza che potrebbe far credere superfluo un nuovo avvicinamento per mezzo dell’arte a questa figura senza nome e senza volto.

Karl Evver non è di questo parere. Potentemente emozionato da questo simbolo della moltitudine di giovani uomini morti sulle nostre montagne per difendere quella che tutti chiamavano Patria, abituato a dare veste pittorica ai miti più sfuggenti, non nel segno della magniloquenza ma di una fede scabra e sofferta nell’eternità della condizione umana, ha immaginato la vita di uno di questi soldati e l’ha divisa in 14 stazioni.

In questa stagione in cui si perdono poche occasioni per esternare sentimenti di disaffezione nei confronti di questa ancestrale esperienza espressiva, Evver riconferma invece la sua fiducia nella pittura (e di questo, ritengo, bisogna essergli comunque grati), badando, naturalmente, a non rinchiudersi in banali ripetizioni del già fatto e del già visto (e ciò Evver sa e fa benissimo) : così scrive Carlo Fabrizio Carli nel testo critico che accompagna la mostra, che pare davvero, a dispetto della tragicità del tema, una riappropriazione ottimistica dell’intero cammino percorso dalla Nazione e la dimostrazione delle infinite possibilità dell’arte di onorare l’esistente e l’esistito, il mai esistito e il futuro.