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Gruppo Marcegalia. Consigliere Foroni (LN): «Si chiudono gli stabilimenti lombardi per acquistare l’Ilva di Taranto con soldi pubblici»

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Milano, 18 novembre. “Le ultime notizie sulla trattativa della Marcegaglia Builtech con il gruppo lussemburghese dell’ArcelorMittal per l’acquisto dell’Ilva di Taranto hanno un qualcosa di sbalorditivo”. Così commenta il consigliere regionale Pietro Foroni che spiega: “Il Gruppo Marcegaglia, dopo aver chiuso lo stabilimento di Sesto San Giovanni e aver avviato la procedura di licenziamento di 39 dipendenti della sede di Graffignana, lasciando così a casa centinaia di lavoratori, sarebbe intenzionata, secondo notizie di stampa, ad investire risorse finanziare sull’acquisto dell’Ilva di Taranto in partnership con il gruppo di proprietà del finanziere indiano Lakshmi Mittal. Sul tavolo delle trattative che si sono avute per salvare lo stabilimento lodigiano, erano state avanzate proposte con la più ampia disponibilità di Regione Lombardia nel farsi garante tra tutte le parti in causa, questo, per uno sbocco positivo della situazione. Se queste ultime notizie fossero invece confermate, evidenzierebbero la volontà di capitalizzare a prezzo di saldo l’Ilva anche grazie ad un’operazione che potrebbe essere sponsorizzata dalla cassa depositi e prestiti che, tradotto, significa: con soldi pubblici”.

“L’ex presidente di Confindustria – aggiunge il consigliere della Lega Nord – quando era a capo della maggiore organizzazione degli imprenditori chiedeva a gran voce interventi governativi per il rilancio dell’industria e dell’occupazione. L’esatto opposto delle ultime notizie circolate a mezzo stampa che, se confermate, farebbero apparire l’evidenza della seguente strategia: accantonare risorse finanziarie con cessioni e dismissioni per dirottarle nelle partecipazioni in gruppi stranieri che possono agire indisturbati grazie alle ampie concessioni che l’attuale governo sta portando avanti, svendendo all’estero i nostri maggiori assetti strategici. L’operazione, infatti, parlerebbe di una nuova bed company creata ad hoc per inglobare i debiti e lasciare la parte sana svuotata da ogni esposizione creditizia. Mentre gli storici siti produttivi lombardi, che in tanti anni hanno beneficiato di piani di sviluppo con incentivi agli investimenti e agevolazioni fiscali, saranno completamente abbandonati al loro destino così come tutti i lavoratori”.