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FOTOGALLERY ESCLUSIVA LODINOTIZIE. TERREMOTO, TUTTA LA FORZA DELL’EMILIA

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Vista la vicinanza con le zone colpite dal sisma, abbiamo pensato fosse doveroso, seppur per un quotidiano locale online, testimoniare i momenti difficili e drammatici che stanno passando tantissime persone soprattutto in Emilia nella Bassa modenese, zona che abbiamo visitato in una giornata pregna ed emozionante.

Grazie all’amico Paolo Sartorio, siamo riusciti a proporvi nella esclusiva fotogallery qui sotto, un novantina di scatti che speriamo possano trasmettervi i sentimenti per una situazione che mai pensavamo potesse accadere tanto vicino a noi. Certo, i TG già ne hanno trasmesse di immagini, ma dal vivo è un’altra cosa, è peggio, è terribilmente reale.

Uscendo da Reggio Emilia, città che non ha registrato danni rilevanti, abbiamo iniziato a girovagare per i paesi della provincia. Ci siamo diretti a Guastalla, comune poco distante dalla riva destra del fiume Po, 15.000 abitanti. La paura è tangibile: non ci sono stati danni catastrofici, tranne qualche crepa, tegole o qualche comignolo caduto. Tutta la zona centrale, duomo compreso, è completamente messa in sicurezza, transennata e inaccessibile. Tante le persone che stanno ancora facendo delle “toccate e fuga” per recuperare le ultime cose dalle loro case, e poi via da parenti, in tenda o altrove. Si mangia all’aperto, si dorme in macchina, non si vuole tornare chiusi entro 4 quattro mura, anche fra i tanti la cui abitazione è agibile.

Raggiungiamo Reggiolo, al confine con l’Oltrepò mantovano in Lombardia. All’ingresso del paese (9.200 anime) ci accoglie l’imponente rocca mediavale, o quel che resta. Merletti abbattuti, grossi blocchi di mura a terra, antichi mattoni sparsi ovunque. Un pezzo della nostra storia che, a onor del vero, si trovava piuttosto palesemente in una condizione già di incuria. Viene da chiedersi lo Stato dov’era in tutti questi anni. In questo caso il terremoto ha solo dato il colpo di grazie, forse raffiche di vento piuttosto consistenti avrebbero sortito lo stesso triste effetto.

Alle spalle della rocca, nella piazza principale è stato allestito un punto informazioni con volontari ed un comando di vigili del fuoco. Tanta persone sono qui, vagando come anime perse, da giorni. Un anziano, sulla novantina, vive solo, non può rientrare in casa, è seduto su una sedia a fianco ai Vigili del Fuoco in continuo via vai. China il capo per un istante appoggiandolo al suo bastone, poi, sorprendentemente ci guarda, rappresentando tutta la forza dell’Emilia, e ci dice in dialetto: “adesso sgomberiamo tutto e ricostruiamo, bisogna ripartire!”.

I vigili del fuoco, sul campo ininterrottamente da ore e giorni, ci accompagnano per il servizio fotografico nella zona interdetta della cittadina. Un tipico centro storico della Pianura, che potrebbe tranquillamente essere Lodi, con un via centrale dove abitazioni e negozi sono stati lasciati così com’erano al momento dell’evacuazione. Se i danni sono un po’ minori rispetto ad altri centri abitati, come ad esempio quello di Cavezzo (assieme a San Felice sul Panaro sono quelli maggiormente devastati), aleggia un’area spettrale, inquietante.

Ci dirigiamo poi, passando per Luzzara, Moglia, Novi, Rolo, Gonzaga, a Cavezzo. Qui le immagini della gallery parlano da sole. Giù il Duomo, tantissime case, alcune dittarelle, il centro storico è completamente inagibile. I mezzi da demolizione stanno iniziando ad abbattere molte case rimaste in piedi per miracolo, sospese come un castello di carte. Sono le case di più vecchia fattura ad essere crollate completamente o in parte, ma ci stupisce una palazzina abitata da pochi mesi, nuova, sgretolata come niente, fusa come il burro. Successivamente ci hanno raccontato che in effetti è in corso un indagine: teoricamente con le ultime normative in materia di costruzione, la palazzina avrebbe dovuto resistere.

Ai margini della città, presso il campo sportivo è stata allestita la tendopoli della Protezione Civile, per gli sfollati. Tanti preferiscono la loro piccola tenda, con le quattro cose recuperate al volo. “Qui il tempo non passa mai, si continua a rimuginare, – ci spiega una signora – alle volte pensiamo come potremmo fare, altre pensiamo a come ripartire. L’importante che non ci lascino soli”.

Partenza, rientro a Lodi. A macchia di leopardo ancora qualche  casa e capannone danneggiato, un’autobotte in bilico su di un lato con una parete in cemento appoggiata sopra, un’immagine immobile che sembra congelare la tragedia nel tempo. Poi via via, senza una logica apparente alcune case distrutte, altre no, gente che resta in giardino, un tavolino e un ombrellone, la paura, un centro commerciale preso d’assalto per comprare materassini gonfiabili, tende e materiale da campeggio. Fino a Reggio, poi il dramma sfuma a poco a poco… Forza Emilia!

Stefano Massaro – Servizio fotografico a cura di Paolo Sartorio [nggallery id=67]