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Fiera di Codogno. Baffi: Ridurre abbandono e consumo di suolo agricolo per aumentare export prodotti agroalimentari di qualità

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Gli agricoltori lombardi con le loro produzioni di qualità e di eccellenza sono ambasciatori nel mondo del nostro Paese ed i dati positivi registrati dall’export dell’agroalimentare, con un trend in crescita per i prodotti trasformati, ne sono la conferma” dichiara la Consigliera Baffi a margine del convegno promosso da Coldiretti di Milano Lodi Monza Brianza a Codogno il 18 novembre “Le rotte del made in Italy – L’export agroalimentare tra sfide e opportunità” in apertura della 229a Fiera Agricola che sarà inaugurata oggi. “A livello europeo non temiamo confronti con il mercato, ma occorrono regole comunitarie che garantiscano una concorrenza leale. Oggi non è così: paesi in cui controlli e procedure non sono ancora garanzia di qualità e sicurezza mettono sul mercato prodotti a minor costo rispetto a quelli italiani, penalizzando le nostre aziende. Anche l’obbligo della tracciabilità del prodotto deve diventare imprescindibile per tutti i paesi europei” sottolinea la Consigliera Baffi.

Ma ci sono importanti politiche che devono essere promosse anche a livello locale. “Ridurre l’abbandono ed il consumo di suolo agricolo per favorire l’aumento dell’export di prodotti agroalimentari di qualità, questa è una delle priorità che Regione Lombardia dovrebbe mettere in agenda in questa legislatura” dichiara la Consigliera Baffi “La riduzione delle superfici agricole, dovuta all’abbandono ed al consumo di suolo, limita il ruolo dell’agricoltura e della produzione agroalimentare di qualità nella nostra regione”.

Dalle elaborazioni rese disponibili dal Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali (ESP) dell’Università degli Studi di Milano su dati ERSAF emerge come in Lombardia si sia assistito ad una riduzione delle superfici agricole pari ad una percentuale del -23% negli ultimi 50 anni (fino a -10% nel territorio lodigiano) e del -19,8% dal 1980 al 2015.

“La riduzione delle produzioni vegetali limita la capacità di approvvigionamento e porta ad un incremento dell’import” prosegue la Consigliera “con il rischio di un possibile indebolimento della vocazione lombarda nella produzione e trasformazione di prodotti agroalimentari di alta qualità“.

Dalle elaborazioni rese disponibili dal Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali (ESP) dell’Università degli Studi di Milano su dati ISTAT emerge come per far fronte ad esempio alla domanda di mais, materia prima fondamentale per la trasformazione dei prodotti, nell’ultimo triennio l’Italia abbia importato globalmente quasi 16 milioni di tonnellate di granella da 45 paesi diversi (i principali fornitori sono paesi dell’est europeo, sia dell’UE sia esterni ad essa) quasi un quarto dirette in Lombardia. Per soddisfare il fabbisogno del nostro Paese si stima per il 2019 una importazione di granella di mais pari al 50% del prodotto totale utilizzato.

Occorre ripartire dal lavoro in agricoltura e dai giovanidichiara la Consigliera Baffiper invertire il trend che fa registrare un rallentamento nella nascita di nuove imprese ed un aumento delle cessazioni di attività. Il dato sull’età media dei titolari di impresa agricola (57 anni) dovrebbe far riflettere. Le misure sino ad oggi adottate con il PSR non risultano sufficienti ad invertire in modo significativo la tendenza. Sarà importante presidiare la definizione delle scelte strategiche sulla nuova PAC, ma Regione Lombardia dovrà anche essere in grado di affiancare alle misure previste dalla programmazione comunitaria, importanti iniziative per il sostegno agli investimenti” conclude.

Quasi 9000 le aziende agricole che in questi ultimi anni hanno deciso di cessare l’attività: il censimento del 2010 registra infatti la presenza di 54.330 imprese in Lombardia che nel 2018 si sono ridotte a 45.588 con una diminuzione percentuale del 16%. Solo 3.454 (di cui una sessantina nel lodigiano) le imprese attive giovanili: le aziende agricole condotte da giovani, in flessione sino al 2015, stanno crescendo ma sono ancora solo 1 su 13 e nel 2018 si registra un lieve rallentamento nelle iscrizioni.