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Dalla gioia di un sogno che si realizza, all’incubo Pedro Gil

di Paolo Virdi


pedro gil

Pedro Gil intercetta Malagoli

Scattare una fotografia tra mille situazioni? Immortalare un momento di una serata frenetica? Imprimere un attimo, qualsiasi esso sia, di gioia o di dolore? Impossibile. Il sapore che regala la vittoria si separa dall’amaro che lascia la sconfitta solamente per un dettaglio, un minuscolo frammento che può segnare la vita di qualsiasi appassionato. Un attimo prima sei un paradiso, un istante dopo vieni rispedito all’inferno.

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Così è andata in Gara 4. Con la “G” maiuscola, perché esiste una sola Gara quattro. Quella che ha racchiuso tutto ciò che una partita di hockey può regalare. 

Inconcepibile potersi soffermare su un fermo immagine, quando nel breve volgere di poche ore hai vissuto di tutto. La trepidante attesa, con un Palazzetto che si presentava pieno come non mai. Coreografie, cori, bambini festanti, vecchi tifosi visibilmente emozionati. Duemiladuecento anime che hanno gioito dopo nemmeno un giro di lancette: pronti via e Verona salta tutti, Stagi compreso. Danza in area, accarezza la sfera. Bella la foto, dolcissima nei sorrisi che cattura.

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Iniziare meglio era impossibile, continuare difendendo con precisione regala sicurezza, chiudere il primo tempo con la magia di Ambrosio che firma il 2-0. (si, l’azione è viziata da un fallo non ravvisato, Hombre Severgnini conferma). 

Il Lodi appare sicuro. I toscani tremano, i segnali appaiono chiari: è una festa. Invece si sbagliano tutti. 

Il Forte ha esperienza. Quelli in maglia rossoblu vincono il tricolore da due anni. Hanno gente che ha vinto manciate di titoli Europei e Mondiali. Gli Scudetti sommati superano quota 30. I giovani campioni del Lodi sommano un misero “2”, tutti ascritti al “Tigre” Verona. Trionfi conquistati proprio con il Forte.

Così Cancela e Torner rimettono tutto il pari. 2-2.Capitan Illuzzi con l’apporto di Ambrosio suona la carica, Stagi regala il 3-2, poi una pallina dimenticata in area vale il nuovo +2 per l’Amatori. Mai da 35 anni uno Scudetto è stato tanto vicino, da poter essere toccato con mano. Era lì, pronto da esser cucito su una camiseta giallorossa.

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Il cronometro scorre, la tensione sale parallelamente al caldo e con essa emerge la voglia di vincere di Pedro Gil, un catalano che tifa Real. Il suo Madrid sta alzando l’undicesima Coppa dei Campioni mentre Cancela segna il 4-3. In tribuna è panico. I giallorossi non riescono a fare un concreto “control game” di Massariana memoria. 

Così Pedrito si sveglia, grazie ad un tiro diretto per il decimo fallo: Verona si getta? Prova un tuffo? Un fermo immagine di mamma Rai dice che è stato toccato, ma poco importa, anche nel primo tempo una svista ha regalato il due a zero di Ambrosio. Un errore per parte.

Mancano 1’59” e il Lodi è ancora avanti. Gil tira, Català para: altro fermo immagine. Ma la pallina resta ferma lì, lo spagnolo è un falco, tocca e insacca. Quattro a quattro e tutto da rifare. Lo scoramento, il pensiero di Martinazzo 1983, di Chico Rodriguez nel 1987, di Bernardini nel 1996, sono incubi che si materializzano nelle menti dei più anziani. Ma oggi il terrore ha il volto di Pedro Gil, quando infila Català per il 4-5. Il demonio. Click: ultimo frame di un incubo. Si va a gara 5.

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Chiudendo l’album della partita ci sono foto da salvare, altre da rimuovere. 

Martedì sera si gioca la finale delle finali. Ora il punto d’equilibrio, l’inerzia, la paura, hanno cambiato sponda, tutto ribaltato. 

Se l’Amatori vorrà portare a casa il tricolore dovrà semplicemente ricalcare ciò che ha fatto fino a 1’59” dalla fine di Gara 4, mettendoci coraggio, anima e cuore. Solo così si può entrare nella storia 35 anni dopo Gorizia. E scattare finalmente una fotografia a colori, con toni accesi e un grande sorriso.


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