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Clima, Sos cimici tra Milano e Lodi: colpiti mais e soia oltre alla frutta

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E’ allarme nei campi del Milanese e del Lodigiano, dove la cimice asiatica sta assaltando mais e soia, oltre ai frutteti. Lo afferma la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, sulla base delle segnalazioni degli agricoltori del territorio che devono fare i conti con questi insetti pericolosi, che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando nelle campagne e in città, causando danni in Italia stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni agricole. 

La cimice marmorata asiatica – sottolinea la Coldiretti – arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. La situazione è drammatica soprattutto al Nord, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna al Piemonte. In Lombardia– spiega la Coldiretti interprovinciale – la cimice ha attaccato, oltre a quelle milanesi e lodigiane, anche le coltivazioni di soia e mais nel Bresciano e di frutta nella provincia di Mantova. Ha fatto la sua comparsa per la prima volta anche in Valtellina, dove gli insetti stanno assaltando le mele con danni che in alcune zone arrivano fino al 50% del prodotto. 

Per fermare l’invasione della cimice asiatica – dichiara la Coldiretti – si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali e il ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. del 5 luglio 2019 n. 102 che introduce le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, fortemente sollecitato dalla Coldiretti ai tavoli istituzionali. Regione Lombardia ha già dato la disponibilità ad avviare la sperimentazione in materia. Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea – conclude la Coldiretti – con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force.