Home Politica Certificati di invalidità. Baffi: «Non devono pagarli i cittadini»

Certificati di invalidità. Baffi: «Non devono pagarli i cittadini»

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Un accordo con i sindacati dei medici come quello che a suo tempo è stato definito per ottenere la gratuità dei vaccini è l’impegno che il gruppo del PD questa mattina, in aula consiliare, ha strappato all’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, durante un question time sulle certificazioni di invalidità.

“L’iter per il riconoscimento dell’invalidità prevede che il paziente sia visitato dagli specialisti che accertano l’handicap e, successivamente, che l’ATS attribuisca la condizione di invalidità e il suo grado– spiega Patrizia Baffi, firmataria e componente della commissione Sanità -. Tra l’uno e l’altro passaggio ce n’è uno formale, ma indispensabile, la cosiddetta certificazione medica introduttiva per l’invalidità, che può essere redatta dagli specialisti stessi o dal medico di famiglia. Per la normativa vigente, questo certificato dovrebbe essere fornito gratis, ma molto spesso così non è: ai cittadini che si recano dai propri medici vengono chieste cifre che vanno dai 50 ai 150 euro ed è proprio per questo che abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore”.

“La colpa non è dei medici di medicina generale che eseguono una prestazione da liberi professionisti – spiega l’esponente democratica – ma chiediamo che la Regione intervenga tempestivamente per rimedio a questa stortura, stipulando una convenzione con gli stessi medici, perché questa prestazione sia sempre gratuita, così come avviene anche per altre certificazioni. La Regione dovrebbe, inoltre, istruire i medici specialisti di reparto, che sarebbero anche i più titolati a compilare tali certificazioni, affinché provvedano direttamente presso le strutture, sollevando così le famiglie da costi e disagi ulteriori”.

“L’assessore ci ha comunicato che in questi giorni si aprirà il tavolo con i sindacati dei medici – fa sapere Baffi – ci auguriamo che si raggiunga un accordo per calmierare queste tariffe e andare incontro a migliaia di famiglie lombarde, anche perché – ricorda – il Ministero della Salute ha già emanato le linee di indirizzo due anni fa e la Regione Lombardia, l’anno scorso, ha emesso una circolare molto chiara a riguardo, proprio in virtù dell’atto ministeriale sull’aggiornamento dei LEA”.

“Non è giusto che siano proprio i cittadini più fragili a pagare – conclude Baffi – è necessario andare incontro a migliaia di famiglie che di costi e disagi ne hanno già troppi”.