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Baffi, Italia Viva: “Si alla Legge 69 per sostenere i ragazzi con difficoltà d’apprendimento, ma servono più risorse”

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“Ho votato a favore della Legge 69 presentata quest’oggi in Consiglio Regionale. È una legge voluta per contrastare un fenomeno in crescita: quello dei disturbi di apprendimento”.

Secondo una recente statistica presentata dal Miur il numero dei Dsa, a livello nazionale ( disturbi specifici dell’apprendimento)  nelle scuole statali
è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.
Sono cioè coinvolti più di 276.000 studenti. I dati relativi alla dislessia sfanno segnare un incremento da 94 a 177 mila, i disgrafici
sono passati da 30 a 79 mila, coloro che sono colpiti da disortografia  da 37 a 92 mila.
Le regioni del nord ovest sono tra le più colpite dal fenomeno con la Lombardia che fa registrare il 4,7% di studenti coinvolti da questo fenomeno.

La legge 69 abroga la L.r. n.4 del 2 Febbraio 2010  e prevede quattro aree d’intervento:
un protocollo d’intesa che la Regione Lombardia e l’Ufficio Scolastico Regionale devono produrre  per la realizzazione delle attività di individuazione precoce nei casi sospetti di DSA nell’ultimo anno della scuola  dell’Infanzia  e nel primo anno della scuola Primaria;
l’erogazione di contributi alle famiglie pari a 50.000 euro, finalizzato all’acquisto di strumenti tecnologici per facilitare i percorsi didattici e favorire lo studio a domicilio dei soggetti con diagnosi di DSA;
un finanziamento pari a 5 milioni di euro per sostenere attività diagnostiche  e riabilitative con diagnosi di DSA attraverso  l’organizzazione di corsi  di formazione ed aggiornamento degli operatori sanitari preposti alla diagnosi e alla riabilitazione  anche in collaborazione con le istituzioni universitarie;
in Giunta regionale si costituirà poi un comitato tecnico con funzioni di coordinamento e con l’onere di porre in essere una relazione biennale sull’efficacia degli interventi, che spieghino le modalità attuative e le risorse impiegate, e i risultati degli interventi realizzati.

“Quale membro della Commissione Sanità ritengo debba prodursi e m’impegno a farlo, con la prossima legge di bilancio, un opportuno rifinanziamento sull’intervento previsto per le famiglie: i 50.000 euro messi oggi a disposizione per ciascuna di loro significa consegnare
mediamente ad ognuna non più di 8,5 euro: é evidente che queste risorse non sono sufficienti per coprire il fabbisogno di ogni unità familiare”