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Amatori. Bresciani, un “amore” consolidato nel tempo

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Striscione amatoriL’Amatori sabato sera ha esonerato Pino Marzella e da ieri pomeriggio sulla panchina giallorossa c’è Pierluigi Bresciani, il più lodigiano dei “non lodigiani”, in una squadra dove non c’è un solo lodigiano che possa tenere la pista, Losi a parte.  Partiamo da un presupposto storico, facendo chiarezza su un principio che a Lodi è sacrosanto “l’Amore per la Maglia”; stagione 1995/1996, l’Amatori, quello autentico, quello cresciuto al “Revellino” e maturato in Via Piermarini inizia l’anno con propositi bellicosi. Vincere tutto. Ma ad ottobre ecco la grana: le casse sono vuote, l’esimio Dossena, con i suoi brillanti sponsor “Camoni Pavimenti” e “Berloni Cucine” abbandona a se stesso la società giallorossa. Oltretutto spunta un debito con la Federazione in riferimento agli Europei di Lodi ’90: il fallimento a fine stagione è cosa certa. Chi c’era dentro, come i compianti Guido Senzalari e Severino Bianchetti, provano a salvare la barca. Impossibile. Si fa una riunione, i soldi sono finiti. Ma restano tutti, tranne Osvaldo Gonella, che torna in Sud America. La compagnia toscana, con Cupisti, Crudeli, Bacci, Alessandro e Mirko Bertolucci, resta a costo zero, insieme a chi la maglia giallorossa se la sente cucita addosso: Ale Folli, Ricky Baffelli, Carlo Rossetti e la bandiera Aldo Belli. In panchina siede Marino Severnigni, lui ha sangue giallorosso che scorre nelle vene e porta la stagione fino al termine. Anzi, il “suo” Amatori, fino alla fine definitiva. E in quella squadra c’era anche Gigio Bresciani, in un’annata che vide una Coppa Italia ed una Coppa delle Coppe sfumare per un’inezia.

Oggi la situazione non è così grigia, va semplicemente di pari passo con i tempi: la crisi è importante, tocca tutti i settori, bisogna comprendere anche i particolari, le difficoltà oggettive di errori compiuti nello scegliere alcuni partner, in promesse fatte e non mantenute. In tutto questo “caos” però Bresciani ha continuato a lavorare. Viene messo fuori squadra, eppure i bambini, tutti, gli dedicano uno striscione, slogan, messaggi d’amore e d’affetto. Ci sono ragazzi che volevano smettere con l’hockey, poi hanno provato la “cura Gigio” ritrovando l’entusiasmo.

Lui, Bresciani accantonato da chi vedeva la sua ombra ingombrante, messo in disparte senza reali giustificazioni, continua senza remare contro, masticando amaro ed attendendo gli eventi. Vorrebbe giocare, adora allenare: per chi non lo sa o non lo ricorda, Bresciani da allenatore del Bassano ha perso una Coppa dei Campioni per un pelo. Chi c’era prima di lui in panchina, una finale di Coppa dei Campioni negli ultimi 30 anni non l’ha mai vista, se non da una tribuna. Così, tanto per fare un esempio.

Lui è tranquillo, forse emozionato, perché allenare il suo Amatori Lodi non è cosa semplice “voglio solo lavorare sodo ed ho in mente solamente la prossima partita (a Breganze). I ragazzi li conosco bene, so cosa fare. C’è da lavorare, niente chiacchere, che c’è ancora spazio per fare bene”. Lui e Velazquez raggiunsero una finale scudetto con il Follonica quattro anni or sono; conosce bene tutti gli elementi, non ha bisogno d’inserimenti, non si lamenta per stipendi in ritardo, non polemizza, come non lo ha mai fatto, nemmeno in passato. E se si dovrà giocare “solo per la maglia”, lui Gigio Bresciani sarà in prima fila e lo farà con la massima serietà. Per lui Forte dei Marmi è in provincia di Lodi.