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Agricoltura. Pomodoro: buona la stagione, ma occorre migliorare la resa

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Sta ormai terminando anche nel Lodigiano la raccolta del pomodoro da industria.

Iniziata a fine luglio, dovrebbe concludersi a fine mese, “anche se per le aziende di trasformazione sarebbe più opportuno che la campagna si protraesse maggiormente nel tempo per consentire alle imprese di diluire gli ammortamenti” ribadisce Antonio Biancardi, Presidente di Solana, l’azienda di Maccastorna attiva dal 2003 in questo settore.

Ma come è andata sinora la raccolta sugli oltre 700 ettari coltivati a pomodoro, soprattutto nel Basso Lodigiano ?

“Le stranezze meteorologiche di quest’anno, con un mese di luglio particolarmente piovoso, seguito da un mese di agosto quanto mai secco – riferisce Stefano Acerbi, agricoltore di Cavacurta – avrebbero fatto pensare ad una annata critica; invece, proprio queste stranezze hanno consentito una netta riduzione dei trattamenti antiparassitari rispetto agli anni precedenti ed una buona maturazione del prodotto”.

La resa, di conseguenza, è stata buona con circa il 92 per cento del prodotto adeguato alla consegna alle aziende di trasformazione.

“Si parla di 650/700 quintali per ettaro, in linea con le medie abituali registrate anche nelle province lombarde più vocate alla coltivazione di pomodori da industria come Cremona e Mantova” afferma Acerbi.

Complessivamente, in Lombardia si registrano quasi 7 mila ettari coltivati a pomodoro, con una riduzione del 15 per cento rispetto a quella del 2010.

“Si tratta di una riduzione concordata proprio con le aziende di trasformazione, dopo le tensioni sul prezzo da conferire ai produttori verificatesi l’anno scorso” ricorda Biancardi, rilevando anche da parte sua che “dal punto di vista qualitativo, l’annata è stata sinora buona, con un prodotto un po’ più verde rispetto al solito, ma complessivamente buono; così, il prezzo liquidato dalle aziende di trasformazione ai produttori è rimasto alto”.

A quanto si è attestato ?

“Al 28 per cento in più rispetto all’anno scorso, quindi 88 euro a tonnellata – conferma Biancardi – ; per parte nostra, non abbiamo fatto altro che aumentare all’agricoltore quello che la Comunità Europea aveva tolto, lasciando al produttore la parte di premio per ettaro”.

“L’abbiamo fatto, e proprio Solana ha spinto l’associazione degli industriali in questa direzione, perché la coltura del pomodoro è una coltura complicata e le colture complicate vanno remunerate” ribadisce il presidente di Solana.

Vi è, tuttavia, un problema che va risolto, nel confronto con i grandi Paesi di produzione del pomodoro da industria, California e Cina in particolare: la resa per ettaro.

“Il fatto che da cinque o sei anni le Organizzazioni di Prodotto abbiano abdicato al loro ruolo principale, quello di stimolare la ricerca di nuove varietà di prodotto per ottenere o maggiori produzioni o diminuzioni di costi, costringe il nostro Paese a scontare un gap negativo considerevole” rileva Biancardi.

“Negli Stati Uniti, ad esempio, le produzioni medie si aggirano attorno ai 900/1000 quintali per ettaro, in Italia si resta ancora fermi a 650/700”.

E’ per questo che, secondo il Presidente di Solana, “l’industria e le organizzazioni dei produttori, ma anche i singoli agricoltori, devono ricominciare a lavorare sulla ricerca scientifica e sulle nuove tecnologie, nell’intento di ridurre quanto prima il gap che ci separa dagli altri Paesi e che continua a penalizzarci”.