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Accoglienza al polo fieristico. Lodinnova: «quando ci saranno gli eventi, cosa facciamo con i profughi?»

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Alla Prefetta
alle imprese che lavorano presso il centro fiersitico Lodinnova
alla società civile

Gentili tutti,
la questione dell’accoglienza dei profughi ha una tale pregnanza politica, e ancor prima etica e morale, che mi auguro che prevalga nel lettore l’anima del confronto più che i sentimenti di rabbia e paura, o la mala informazione che oggi accompagna l’emotività con cui assistiamo allo svolgersi degli eventi.

L’emergenza profughi di questi giorni non è più un’emergenza. Si tratta di un flusso continuo di arrivi che per quanto riguarda i nordafricani è iniziato già tre anni fa. Si può continuare a definire emergenza una situazione che dura da tre anni?

Nel frattempo però a questa situazione strutturale non è corrisposta una modalità di intervento organica, che evidenziasse buone prassi, metodologie, principi organizzativi ecc., col risultato che ancora oggi si risponde a questo problema con soluzioni riparative, da pronto intervento.
Eppure ormai sono quasi vent’anni che in Italia (e in Europa ancora di più) si parla di mediazione interculturale, processi di integrazione, Intercultura nelle scuole, ecc. Ma il problema è che queste persone non sono immigrate: sono profughi, e quindi la macchina degli interventi di promozione sociale per loro non è disponibile. E veniamo a noi. In questa cornice, nel territorio lodigiano bisogna far fronte a questa emergenza, cercando di allocare un gruppo di profughi. Dopo un’attenta mappatura, si trova un centro fieristico, non ancora pienamente utilizzato. E quindi ecco materializzarsi una brillante idea: centro fieristico + lontano dai nuclei abitativi + poche possibilità di collegamento coi mezzi pubblici = ottima soluzione abitativa (temporanea?) per gruppo profughi in cerca di primo riparo.

O forse non è così, questo è un mestiere difficile, tutti ti dicono che non li vogliono, non ci sono palestre libere, la gente si lamenta, gli alberghi sono pieni, se tutti facessero come voi queste persone non potrebbero stare da nessuna parte, le parrocchie hanno l’oratorio estivo, ecc.. ecc.

Però in ogni caso alcune considerazioni vanno fatte.
1. Fiera di Lodi ha appena ottenuto l’approvazione da Regione Lombardia di due progetti per il rilancio del centro fieristico, che hanno due obiettivi: avviare nuove imprese di supporto alla fiera e avviare un piano di marketing per far conoscere le potenzialità del centro.

Allora: la settima scorsa abbiamo messo on line il nuovo sito (www.lodifiera.it); abbiamo avviato l’attività di telemarketing e martedì 16 giugno parte la prima newsletter. A luglio, già dopo questi primi contatti, abbiano due eventi in calendario. Sorge spontanea una domanda: quando ci saranno gli eventi, cosa facciamo con i profughi, li portiamo in gita al centro commerciale? E quando inviteremo le imprese in sede da noi (l’agenda dei primi appuntamenti è già attiva), cosa diciamo? Che si tratta di una cooperativa di pulizie? Con questa azione si rischia di vanificare un anno di lavoro, due progetti finanziati dalla Regione, uno staff di sei persone che ha programmato da mesi le attività di marketing, e che adesso inizia a raccogliere i frutti di questi interventi. Sinceramente non so nemmeno se avrà senso andare avanti oppure no… Anzi forse il prefetto dovrà scrivere una lettera a Regione Lombardia dicendo che se i due progetti non possono essere portati a compimento e il centro fieristico non avrà nessun rilancio è per l’emergenza profughi. Perché certo un capannone rimane libero. Ma non è un problema di spazi. Ce la immaginiamo una delegazione di imprese che viene a visitare la sede mentre c’è una partita di calcetto “profughi contro educatori” nel parcheggio del centro? O il bucato steso fuori, o qualcuno che balla e canta, perché queste persone hanno tutto il diritto di vivere e di conseguenza di fare della loro vita una quotidianità il più possibile normale…. Si sappia in ultimo che gli obiettivi non conseguiti, nei progetti di Regione si tramutano in fondi (soldi) che ci verranno decurtati. Non parliamo dei contratti per le fiere da realizzare a novembre e l’anno prossimo (contratti reali). Il danno, anche economico, aumenta. Le imprese coinvolte in questa operazione sono sei, più altre tre nuove imprese in via di costituzione. Questa operazione rischia di farle chiudere tutte.

Ma non è finita qui.

Forse il prefetto non sa, o dimentica, che Fiera di Lodi non sono solo due capannoni, ma c’è anche un incubatore di imprese con 14 start up ospitate, che stanno lavorando alacremente per lanciare il loro business. In altre parole, non è che si tratti proprio di un’area dismessa, non è che i capannoni stanno a chilometri di distanza dall’incubatore: la struttura è un tutt’uno. Qualcuno si è posto il problema della “convivenza?” Qualcuna di queste imprese sta programmando eventi di lancio dei loro prodotti, per cui vale tutto quanto detto prima.
Alcune di queste start up, a torto o ragione, stanno già parlando di andare via… Ma, l’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro? Ma un minimo di tutela nei confronti di chi sta avviando nuove imprese in questo periodo di FORTE difficoltà economica, non è nemmeno pensabile?

Non c’è anche l’emergenza OCCUPAZIONE oltre all’emergenza PROFUGHI?

Voglio chiudere con un’altra riflessione. Per anni (tanti) mi sono occupata di politiche e progetti per l’integrazione culturale.

Personalmente io sarei fiera e onorata di potermi occupare di queste profughi, di trovare strategie di accoglienza, obiettivi di integrazione, di perseguirli, organizzando eventi culturali, serate di confronto, e soprattutto azioni sul territorio perché la gente possa effettivamente confrontarsi non con le notizie e le parole arroganti della politica su questo tema, ma con il proprio cuore e la propria testa, ascoltando le storie di infinita tristezza e il coraggio di chi con disperazione fugge dalle proprie case, da un destino di morte certa, verso qualcosa che non si sa cosa sia, ma non può essere peggio, quando il Mare lo permette. Ma questo, che è un vero e proprio lavoro, non si può fare così come lo si sta affrontando in questi giorni: i processi di integrazione non possono essere calati dall’alto ma vanno costruiti dal basso, con il consenso e la partecipazione, non l’ordinanza e la requisizione.
La non integrazione dei migranti e dei profughi è lo specchio prima di tutto della frammentazione della nostra società civile, incapace di ascoltare, programmare e costruire azioni di senso, incapace di coinvolgere la cittadinanza e di esprimere appieno i diritti di cittadinanza che fanno di noi delle persone portatrici di valori storici, capaci, soprattutto in contingenze avverse, di capovolgere questa incredibile parodia umana a cui assistiamo ogni giorno, per inventare, con la creatività e la generosità e il coraggio proprio del popolo italiano, percorsi di accoglienza della diversità e dell’alterità in qualsiasi forma essa si esprima, culturale, fisica, religiosa e di pensiero.

Di questi temi vorrei che si dibattesse nella Fiera di Lodi. Come in una vera e propria agorà, un’arena dove si gioca una delle più importanti sfide che il mondo oggi si trova a vivere, mi piacerebbe che si confrontassero e dibattessero, con apertura e trasparenza, non solo le istituzioni, ma la società civile tutta, consapevole che anche in questo frangente c’è una forte opportunità di approfondimento e crescita, lontana dalle trappole dell’accanimento e dell’esasperazione.

Nadia Alessi

resp. del centro servizi Lodinnova