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A Lodi la sede nazionale del Centro per l’agroalimentare e l’agroindustriale

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Centro-ricerche-agricoltura-lodi“La riorganizzazione delle attività di ricerca del Ministero dell’Agricoltura assegna un ruolo di accresciuta importanza al Lodigiano, individuando Lodi come sede di uno dei centri nazionali e valorizzando le realtà di Sant’Angelo e Tavazzano. Le attività che attualmente si svolgono a Montanaso sembrano invece destinate ad essere trasferite altrove, ma con piena tutela del personale”.

Lo rende noto l’onorevole Lorenzo Guerini , sulla base delle informazioni che ha avuto modo di acquisire sul processo di riforma del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CRA) e dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA), destinati, in base alle disposizioni della legge di stabilità per il 2015, a confluire nel nuovo Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA).

“Recentemente – spiega il parlamentare lodigiano – ho raccolto le sollecitazioni di alcuni dipendenti delle strutture di ricerca ministeriali insediate nel territorio, nonché la richiesta del sindaco di Lodi di verificare le prospettive locali legate alla riorganizzazione del settore, tenuto conto della consolidata presenza di importanti realtà che danno vita nel Lodigiano ad un vero e proprio polo di eccellenza. A questo proposito, ho subito contattato il ministro Maurizio Martina, ricevendo alcune prime indicazioni sugli orientamenti della riforma, che ho poi approfondito con il commissario del Cra, Salvatore Parlato, incaricato di coordinare la fase di transizione dello stesso Cra e dell’Inea verso il nuovo Crea. Secondo quanto mi è stato spiegato, l’ipotesi di riassetto, che in questi giorni viene illustrata nelle competenti commissione di Camera e Senato, prevede una razionalizzazione della rete territoriale di strutture di ricerca che comporterà una riduzione del 50%, con una più precisa articolazione delle diverse attività dipartimentali. In questo contesto, Lodi è destinata a diventare una delle due sedi nazionali (insieme a Monterotondo) del nuovo Centro di Ricerca per le trasformazioni agroalimentari ed i processi agroindustriali”.

Dalla sede di Lodi (individuata presso la struttura di ricerca per le colture foraggere di viale Piacenza) dipenderanno direttamente il lattiero-caseario di via Besana ed il cerealicolo di Sant’Angelo, dando vita ad una realtà che conterà su oltre 50 addetti a tempo indeterminato. E’ invece destinata a chiusura la sezione staccata per il lattiero-caseario di Cremona, che attualmente è inserita (così come il foraggero ed il lattiero caseario di Lodi) nel Dipartimento biologia e produzioni animali, mentre il cerealicolo di Sant’Angelo fa riferimento al Dipartimento biologia e produzione vegetale, lo stesso a cui appartengono la sede distaccata di Tavazzano del Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi e l’unità di ricerca per l’orticoltura di Montanaso Lombardo.

“Nel nuovo organigramma delineato dalla riforma – segnala Guerini – la struttura di Tavazzano (che conta 17 addetti a tempo indeterminato) diventerà sede distaccata del Centro di Ricerca per la difesa degli agroecosistemi e la certificazione di piante e sementi. Sembra invece che l’unità di Montanaso possa essere accorpata ad un’altra struttura esistente dello stesso Dipartimento, con trasferimento del personale (11 addetti). Su quest’ultimo aspetto sarà possibile approfondire meglio le prospettive della riforma, tenuto conto che per dare attuazione ai nuovi indirizzi sarà necessario un triennio, secondo il programma elaborato dal commissario”.

Dalle prime indicazioni che emergono sulle novità che attendono il settore, si possono comunque trarre alcuni positivi elementi per il Lodigiano: “Lodi diventa punto di riferimento nazionale di un segmento dell’attività di ricerca particolarmente importante come quello agroalimentare ed agroindustriale – sottolinea Guerini – in linea con le vocazioni del territorio e con la possibilità di sviluppare interessanti sinergie con il polo universitario e della ricerca di Lodi, in tema di salubrità degli alimenti, innovazione delle produzioni e trasferimento tecnologico alle imprese. Si tratta del riconoscimento dell’eccellenza che il Lodigiano ha saputo acquisire in questi ambiti, esprimendo una forte capacità di evoluzione e modernizzazione sull’impianto storico di una identità agraria e zootecnica fortemente radicata”.